"Argomento discorsi contrastanti con le verità di fede". Per questo alcuni mi potrebbero considerare un blasfemo, ma preferisco definirmi semplicemente un uomo.
In questo spazio non esistono dogmi o verità assolute. Questo è il mio punto di vista sul mondo, fatto di riflessioni e di provocazioni, di notizie e immagini.

permalink impedita:

svandrine:

Grazie grazie grazie. Era ora che qualcuno lo scrivesse, senza fronzoli e senza condimenti politici.

ogni tanto lo upperò, come un mantra.
Ah, io comunque sto con Martone. Che si sappia.

Mah. Sono d’accordo sul fatto che “una società di piccolo-borghesi frustrati non è affatto migliore di una società di artigiani e operai realizzati” ma non si può dimenticare che il ruolo dell’università non è semplicemente quello di formare dei professionisti ma di formare dei cittadini, di fornire loro gli strumenti culturali per affrontare la realtà (o almeno, questo dovrebbe accadere in una società democratica). Il bagaglio culturale che può offrire una università ha un peso decisamente più rilevante di quello che può fornire una scuola professionale.
Il problema è che in Italia la maggior parte dei corsi di laurea hanno perso la loro vocazione “educativa” e si sono modellati nel tempo attorno alle sempre più ambigue esigenze del mondo del lavoro. Oggi i giovani disposti a inseguire i propri sogni, scegliendo un corso di studi attinente alle proprie capacità e aspirazioni, sono sempre meno. Il motivo è che la nostra struttura economica non è meritocratica e richiede semplicemente conoscenze specifiche sufficienti, non eccezionali. Un laureato in archeologia con i massimi voti e con una passione smisurata per la storia ha un valore sul mercato del lavoro immensamente inferiore rispetto ad un ingegnere mediocre o un laureato in economia con la media del 21.
Forse dovremmo cominciare a pensare all’istruzione come ad un processo indipendente e prioritario rispetto al lavoro. Fin quando la nostra società promuoverà la mediocrità anziché l’eccellenza, avremo sempre più laureati in posti di rilievo e eccezionali professionisti disoccupati.

impedita:

svandrine:

Grazie grazie grazie. Era ora che qualcuno lo scrivesse, senza fronzoli e senza condimenti politici.

ogni tanto lo upperò, come un mantra.

Ah, io comunque sto con Martone. Che si sappia.

Mah. Sono d’accordo sul fatto che “una società di piccolo-borghesi frustrati non è affatto migliore di una società di artigiani e operai realizzati” ma non si può dimenticare che il ruolo dell’università non è semplicemente quello di formare dei professionisti ma di formare dei cittadini, di fornire loro gli strumenti culturali per affrontare la realtà (o almeno, questo dovrebbe accadere in una società democratica). Il bagaglio culturale che può offrire una università ha un peso decisamente più rilevante di quello che può fornire una scuola professionale.

Il problema è che in Italia la maggior parte dei corsi di laurea hanno perso la loro vocazione “educativa” e si sono modellati nel tempo attorno alle sempre più ambigue esigenze del mondo del lavoro. Oggi i giovani disposti a inseguire i propri sogni, scegliendo un corso di studi attinente alle proprie capacità e aspirazioni, sono sempre meno. Il motivo è che la nostra struttura economica non è meritocratica e richiede semplicemente conoscenze specifiche sufficienti, non eccezionali. Un laureato in archeologia con i massimi voti e con una passione smisurata per la storia ha un valore sul mercato del lavoro immensamente inferiore rispetto ad un ingegnere mediocre o un laureato in economia con la media del 21.

Forse dovremmo cominciare a pensare all’istruzione come ad un processo indipendente e prioritario rispetto al lavoro. Fin quando la nostra società promuoverà la mediocrità anziché l’eccellenza, avremo sempre più laureati in posti di rilievo e eccezionali professionisti disoccupati.

(via pandistelle00)

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Una tv di Stato che utilizza gli stessi parametri dei privati, abdica alla sua funzione altissima di divulgazione culturale. Ora è evidente che la cultura non paga in termini commerciali, o meglio la pubblicità non paga la cultura. Ma la Rai usufruisce del canone, deve dare un servizio pubblico, che è un suo dovere. Invece la televisione di Stato ha preferito strizzare l’occhio ai privati, ha fatto sparire le rubriche dei libri. Oggi gli unici programmi culturali in Rai, sono quelli sugli elefanti, sulle gazzelle, su rare specie di uccelli.
— Andrea Camilleri
permalink scarligamerluss:

La scure di Equitalia su Luca Laurenti pignorati sei appartamenti da 5 milioni

“Che poi quello della voce… è il problema minore…”

scarligamerluss:

La scure di Equitalia su Luca Laurenti pignorati sei appartamenti da 5 milioni

“Che poi quello della voce… è il problema minore…”

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Vendere l’anima al diavolo e pensare al paradiso

La confusione degli italiani in questo momento è davvero disarmante. Nonostante l’Italia sia chiaramente una nazione legata mani e piedi alla speculazione finanziaria, ai processi di globalizzazione, al capitalismo privo di regole e alle fredde regole del mercato… c’è ancora chi si meraviglia delle inevitabili conseguenze di tutto questo.

Probabilmente per troppo tempo ci siamo illusi di poter vivere alle spalle del sistema economico internazionale, di poterne sfruttare i vantaggi e scaricare i rischi su altri soggetti. Per decenni abbiamo incrementato il nostro debito pubblico a dismisura, abbiamo delocalizzato le nostre produzioni dove la manodopera aveva un costo irrisorio, abbiamo invocato la nascita di un mercato globale dove vendere i nostri prodotti… abbiamo sperato in tutto questo perché eravamo convinti di poterci arricchire sulle spalle degli altri, senza pensare ad un futuro.

Oggi ci troviamo nella situazione di dover pagare lo scotto dei folgoranti “anni d’oro”. Ci siamo ritrovati con debiti che non siamo in grado di pagare, con istituzioni internazionali che ci ORDINANO quali riforme attuare, con una economia non competitiva a livello globale e con sempre meno libertà. Abbiamo venduto l’anima al diavolo e ora non possiamo fare altro che obbedire ai suoi ordini.

O forse no. In realtà una via di fuga esiste: la fuoriuscita dell’Italia dal sistema economico internazionale. Ma le conseguenze immediate sarebbero disastrose, soprattutto per una economia come la nostra che dipende oramai totalmente dai rapporti commerciali con l’estero, dall’importazione di materie prime (soprattutto energia) all’esportazione di beni di consumo.
I paesi del Nord Europa hanno pianificato da decenni un graduale distaccamento dal “mercato globale”, edificando strutture economiche sempre più indipendenti e autosufficienti. Noi invece abbiamo fatto il percorso inverso, legandoci sempre di più all’economia globalizzata, con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.

Quindi mettiamoci l’anima in pace e smettiamola di sognare ad occhi aperti. Nella situazione in cui ci troviamo il nostro ventaglio di scelte possibili è estremamente ridotto e vincolato ai diktat delle istituzioni finanziarie internazionali. Il popolo non è più sovrano in questo paese. 

permalink Cosa Nostra, N’drangheta, Camorra e Sacra Corona Unita ringraziano.

Cosa Nostra, N’drangheta, Camorra e Sacra Corona Unita ringraziano.

permalink apophis:

falcemartello:

unblasfemo:

E meno male che la libertá di espressione è un diritto inalienabile dell’uomo! Uno Stato dove si va in carcere semplicemente per aver espresso il proprio pensiero è uno Stato fascista.

——-
La Cina, per esempio…?


Ma anche l’Italia. O vogliamo parlare dei reati di “ingiuria”, “diffamazione”, “istigazione a”, “oltraggio a” e “apologia di”?

Concordo pienamente. Non ha senso affermare l’universalità di principi come la libertà di espressione e di pensiero dell’uomo e poi stabilire per legge cosa si può o non si può dire, cosa è legittimo pensare e dire e cosa invece è proibito.
Ogni volta che si tocca l’argomento però si arriva sempre alla solita conclusione: la libertà di espressione non è universale ma relativa allo “zeitgeist”, allo spirito dei tempi. E quando si passa dall’universale al relativo si rischia di estendere le possibilità limitazioni della libertà di espressione praticamente all’infinito. Qualsiasi censura, qualsiasi legge, qualsiasi limitazione è potenzialmente possibile; è la famosa “teoria del pendio scivoloso”…

apophis:

falcemartello:

unblasfemo:

E meno male che la libertá di espressione è un diritto inalienabile dell’uomo! Uno Stato dove si va in carcere semplicemente per aver espresso il proprio pensiero è uno Stato fascista.

——-

La Cina, per esempio…?


Ma anche l’Italia. O vogliamo parlare dei reati di “ingiuria”, “diffamazione”, “istigazione a”, “oltraggio a” e “apologia di”?

Concordo pienamente. Non ha senso affermare l’universalità di principi come la libertà di espressione e di pensiero dell’uomo e poi stabilire per legge cosa si può o non si può dire, cosa è legittimo pensare e dire e cosa invece è proibito.

Ogni volta che si tocca l’argomento però si arriva sempre alla solita conclusione: la libertà di espressione non è universale ma relativa allo “zeitgeist”, allo spirito dei tempi. E quando si passa dall’universale al relativo si rischia di estendere le possibilità limitazioni della libertà di espressione praticamente all’infinito. Qualsiasi censura, qualsiasi legge, qualsiasi limitazione è potenzialmente possibile; è la famosa “teoria del pendio scivoloso”…

permalink Ecco il pensiero dell’italiano medio sul tema immigrazione. Un concentrato di luoghi comuni, semplificazioni sciocche, ipocrisia e terribile ignoranza.
E pensare che queste cose le ha scritte la capogruppo dei Repubblicani, Liberali e Riformatori del Lazio, Antonietta Brancati.
Siamo senza speranza…

Ecco il pensiero dell’italiano medio sul tema immigrazione. Un concentrato di luoghi comuni, semplificazioni sciocche, ipocrisia e terribile ignoranza.

E pensare che queste cose le ha scritte la capogruppo dei Repubblicani, Liberali e Riformatori del Lazio, Antonietta Brancati.

Siamo senza speranza…


permalink E meno male che la libertá di espressione è un diritto inalienabile dell’uomo! Uno Stato dove si va in carcere semplicemente per aver espresso il proprio pensiero è uno Stato fascista.

E meno male che la libertá di espressione è un diritto inalienabile dell’uomo! Uno Stato dove si va in carcere semplicemente per aver espresso il proprio pensiero è uno Stato fascista.

permalink gravitazero:

3nding:.

Il Premier videodipendente.
Sipario.


Evviva il giornalismo coerente made in Italy.

gravitazero:

3nding:.

Il Premier videodipendente.

Sipario.

Evviva il giornalismo coerente made in Italy.

(via scarligamerluss)

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Purtroppo ci siamo già. Il momento è giunto.

In giro si comincia già con il “si stava meglio quando si stava peggio”, “era meglio Berlusconi”, “almeno lui l’ICI ce l’aveva tolta”, “con lui lo spread era più basso”, “con lui i treni arrivavano in orario”, “se c’era lui bla bla bla”, ecc.

Il bello è che gli stessi, al prossimo governo, diranno le stesse cose sul governo Monti… e così via all’infinito.

Italian style, baby!