Ottobre 2010
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Delle abitudini sessuali del nostro primo ministro credo che non interessi a nessuno (escludendo i bigotti e gli schiocchi). Ognuno è libero di fare ciò che vuole nella propria vita privata.
La vita privata di un Presidente del Consiglio però è decisamente più ridotta di quella di un comune cittadino. Nel suo ruolo politico Berlusconi rappresenta contemporaneamente il signor “Silvio Berlusconi”, i suoi elettori, i suo partito e (in quanto capo del governo) l’intera nazione. Egli è un personaggio pubblico, eletto per rappresentare la volontà dei cittadini. E’ quindi giusto e sacrosanto per i cittadini capire e valutare se e quali comportamenti privati possono intaccare l’esercizio della sua funzione pubblica.
Nel caso di Berlusconi le domande che ogni cittadino si dovrebbe porre sono:
- Perchè Berlusconi con una telefonata può aggirare la giustizia ordinaria e quindi le leggi stesse dello Stato?
- Perchè Berlusconi sfrutta il proprio ruolo politico per esercitare dei favori personali?
- Il comportamento del Premier può mettere in ridicolo non solo il governo italiano ma l’intera nazione?
- I suoi comportamenti eticamente molto discutibili, possono renderlo ricattabile?
Qua non si parla più della vita di Berlusconi, ma della vita degli italiani, della “cosa pubblica” di cui Berlusconi non dispone a proprio piacimento. Egli è una carica istituzionale, sottoposta a rigidi doveri nei confronti delle altre istituzioni, dei cittadini e ovviamente della legge.
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Daniele Capezzone - 2004
Per quale motivo una persona dovrebbe odiare uno come Capezzone, un simbolo di coerenza politica e di onestà intellettuale? Povero Capezzone…
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I dati (vedi link) di Demos & Pi sono da una parte sconvolgenti, dall’altra lasciano intravedere qualche speranza per il futuro.
ASPETTI NEGATIVI
- L’83% degli italiani si informa ogni giorno attraverso i telegiornali
- Il 70% dei tele-rintronati (+ di 4 ore di tele al giorno, ovvero il 14.6% del totale) votano per il centro-destra (strano, vero?)
- Il 54% degli italiani passa, ogni giorno, più di due ore davanti alla tv
- Studio Aperto è classificato ancora tra i programmi di informazione…
- Più si sta davanti alla televisione, meno si capiscono questioni come il “conflitto di interessi” (sembra un’ovvietà, ma non lo è)
ASPETTI POSITIVI
- I tele-rintronati che si informano attraverso i telegiornali diminuiscono anno dopo anno
- Aumentano le persone che si informano attraverso internet e i quotidiani
- I telegiornali responsabili della cattiva informazione perdono la fiducia dei telespettatori: Tg1 (-15.8%), Tg2 (-9.2%), Tg5 (-10.7%), Studio Aperto (-3.1%), Tg4 (-3.3%).
- I telegiornali che propongono una informazione più seria di stampo anglosassone sono sempre più apprezzati: TgLa7 (+11.5%), RaiNews24 (+17.6%), SkyTg24 (+13.7)
- Aumenta (seppur di poco) il numero di coloro che considerano il conflitto di interessi un pericolo per la politica
Vi invito però a leggere voi stessi le tabelle, che ho semplicemente riassunto.
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Una televisione di Stato che utilizza gli stessi parametri dei privati, abdica alla sua funzione altissima di divulgazione culturale. Ora è evidente che la cultura non paga in termini commerciali, o meglio la pubblicità non paga la cultura. Ma la Rai usufruisce del canone, deve dare un servizio pubblico, che è un suo dovere. Invece la televisione di Stato ha preferito strizzare l’occhio ai privati, ha fatto sparire le rubriche dei libri. Oggi gli unici programmi culturali in Rai, sono quelli sugli elefanti, sulle gazzelle, su rare specie di uccelli.
Andrea Camilleri
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Niente di nuovo. Il concetto di “giornalismo” espresso quotidianamente dal Giornale è semplice: colpire sistematicamente gli avversari politici di Berlusconi. Più che un quotidiano è un ufficio di pubbliche relazioni della famiglia Berlusconi. La redazione non persegue l’obiettivo di diffondere informazioni utili all’opinione pubblica, ma quello di diffamare chiunque osi toccare gli interessi dei Berlusconi. Detto questo bisogna ammettere che il loro “lavoro” lo sanno fare davvero bene.
Le personalità in prima pagina del Giornale sono tutti responsabili di aver collaborato con Mondadori (di proprietà della famiglia Berlusconi). Lo scandalo che cerca di sollevare Feltri è: questa gente critica tanto il Premier ma poi va a farsi pubblicare i libri dalla sua casa editrice, quindi fanno il doppio gioco. Nella logica di Feltri questo ha un senso, visto che il proprietario del Giornale non è un semplice editore ma Il vero fulcro dell’attività del quotidiano, che diventa così ad personam. Almeno i giornali di partito erano chiari nella loro missione, rendevano esplicita la loro visione di parte e la giustificavano ideologicamente. Il Giornale invece fonda la propria attività su ragioni economiche, aziendalistiche: il padrone è lui e quindi bisogna difendere il padrone.
Del resto non potrebbe essere altrimenti. Se lavoraste al Giornale avreste il coraggio di pubblicare un articolo contro Berlusconi e la sua famiglia? Se la risposta è si, avreste le ore contate. Chi lavora al Giornale ha scelto di stuprare la nobile professione giornalistica in cambio di denaro, favori e (chissà) qualche posticino in Parlamento o in Mediaset.
Quello che mi sorprende giorno dopo giorno è… come si fa a non rendersene conto? Esiste davvero gente che legge il Giornale convinto di trovarci una informazione degna di questo nome? Mah…
Un certo Indro Montanelli ha saputo riassumere perfettamente ciò che è successo al suo caro quotidiano:
Io ho conosciuto due Berlusconi: il Berlusconi imprenditore privato che comprò Il Giornale -e noi fummo felici di venderglielo, perché non sapevamo come andare avanti- su questo patto: tu, Berlusconi, sei il proprietario de Il Giornale, io, direttore, sono il padrone del Giornale, nel senso che la linea politica dipende solo da me. Questo fu il patto fra noi due. Quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica, io capii subito quello che stava per succedere. Cercai di dissuaderlo […] ma tutto fu inutile. Dal momento in cui lo decise mi disse: “Ora Il Giornale deve fare la politica della mia politica”. Ed io gli dissi: “Non ci pensare nemmeno”. Allora lui riunì la redazione come ha raccontato Travaglio -e questo lo fece a mia totale insaputa- e disse: “D’ora in poi Il Giornale farà la politica della mia politica”. E a quel momento me ne andai, cos’altro potevo fare?
- I disoccupati in Italia aumentano giorno dopo giorno
- Centinaia di migliaia di famiglie non arrivano a fine mese
- Milioni di giovani laureati non trovano lavoro
- Le scuole italiane non hanno soldi
- Non si investe in ricerca
- Le strutture sanitarie pubbliche sono fatiscenti
- I magistrati non hanno i mezzi per fare il proprio lavoro
- Vengono regolarmente tagliati i fondi per la giustizia
- La criminalità organizzata cresce
- L’evasione fiscale cresce
…la preoccupazione maggiore dell’attuale governo è GARANTIRE L’IMMUNITA’ ALLE MASSIME CARICHE DELLO STATO????
La notizia è che a Roma c’era bel tempo.” —Un blasfemo
Al Giornale proprio non sanno darsi pace. Non c’è alcun dubbio che la costanza e la perseveranza con cui eseguono le direttive “dall’alto” è un esempio di assoluta devozione, di totale abnegazione. Feltri più volte ha affermato la propria totale indipendenza dai vertici economici del giornale (ma ha anche affermato di tenere in considerazione le opinioni degli azionisti… mah), ma i fatti sembrano dargli torto.
L’obiettivo del giornalista è quello di rendere noti dei fatti, ignorando di fare calcoli politici e strumentalizzazioni che non gli competono. Tutto ciò che è di rilevanza pubblica va rivelato. Ma stranamente il Giornale ha la capacità di ignorare sistematicamente tutti i fatti e le notizie in grado di compromettere la famiglia Berlusconi e i suoi accoliti. In compenso la redazione di Feltri si dimostra attentissima quando si tratta di colpire un “nemico politico”, mettendo in mostra una macchina informativa e una rete di contatti incredibile. Peccato che tutto ciò sia orientato solo ed esclusivamente a colpire i nemici della famiglia Berlusconi (proprietaria del quotidiano) e soprattutto del Cavaliere.
Questa volta, per alzare un po’ di polvere sulla figuraccia che il governo ha fatto sulla scuola di Adro, il Giornale è arrivato al punto di INVENTARSI un fatto dal nulla (vedi link). Non è la prima volta ovviamente (il caso Boffo, ad esempio), ma è sempre originale constatare come le mosse del Giornale siano decisamente prevedibili.
Il prossimo obiettivo?
Non mi meraviglierei se cominciassero a circolare delle notizie strane sulla Gabanelli e sulla redazione di Report…
Ogni tanto in rete si trovano ricerche interessanti…
In corsivo i miei commenti personali.
L’IMMAGINE DELLA SICUREZZA NEI TG ITALIANI
da Demos & Pi
L’analisi delle notizie sulla criminalità proposte dai Tg prime time nel periodo 2005-2009, condotta in base al numero, fornisce alcune indicazioni interessanti:
- non esiste correlazione tra l’andamento dei reati denunciati e il numero di notizie sulla criminalità;
- esiste, invece, una forte correlazione tra il numero di notizie di reati e la percezione della criminalità;
- tra il 2007 e il 2008 si è assistito ad una “bolla dell’insicurezza mediatica” prodotta da una forte crescita della percezione della criminalità e delle notizie di reati (coincidente con il periodo all’opposizione di Berlusconi e con la campagna denigratoria nei confronti del governo Prodi), anche se in presenza di una loro leggera diminuzione;
- nel 2009 (Berlusconi al governo) si torna alla “normalità”; cioè, ai dati della fase 2005-2006 (Governo Berlusconi), precedente alla bolla criminalità. A partire dal secondo semestre 2009, si allenta nell’informazione dei telegiornali il nesso tra criminalità ed immigrazione, caratteristico invece della fase 2007-primo semestre 2008 (cioè il periodo del governo Prodi II).
Dal confronto sulla criminalità tra i principali telegiornali pubblici e privati europei di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna nel periodo 2008-2009 si ricavano alcune significative peculiarità :
- la quantità di notizie relative alla criminalità in Italia è superiore a quella degli altri paesi europei, soprattutto nelle reti pubbliche. Il Tg1 ha il doppio di notizie del Tg spagnolo e venti volte in più rispetto al telegiornale tedesco;
- la pagina della criminalità in Italia è costante, l’agenda dei telegiornali francesi, inglesi, tedeschi e spagnoli non rileva la presenza quotidiana di notizie criminali. L’agenda di quelli italiani, invece, prevede almeno due notizie di criminalità tutti i giorni;
- la copertura mediatica della criminalità “comune” è una peculiarità dei telegiornali italiani; nei telegiornali degli altri paesi europei, notizie di furti, rapine, incidenti automobilistici non trovano rappresentazione, viceversa in quelli italiani i reati comuni occupano circa il 60% di tutta la pagina dedicata alla criminalità.
- In Italia i casi criminali hanno una copertura giornalistica che prosegue nei giorni e in alcuni casi anche negli anni (il delitto di Garlasco o quello di Perugia), negli altri paesi europei importanti eventi di cronaca nera occupano nei telegiornali il periodo coincidente con l’evento criminoso.
Le cifre sono importanti.
Si parla di 365 MILIONI di euro l’anno, che potrebbero essere spesi in modi molto più utili:
- mantenere ogni anno almeno 15.200 ricercatori universitari (in tutto sono 70.000)
- oppure vaccinare 7.300.000 bambini in Africa
- oppure costruire 12.100 scuole primarie in Africa
Anzichè puntare sulla cooperazione internazionale, sul dialogo diplomatico e sulla ricerca preferiamo mandare dei mercenari a farsi ammazzare nei monti afghani. Seminiamo vento per raccogliere tempesta, quando il mondo avrebbe più bisogno di tecnologie, di pane e di cultura…
L’Italia è anche questo. Ogni giorno muoiono nel mondo migliaia di bambini tra atroci sofferenze e nessuno batte ciglio; è sufficiente però un singolo caso avvenuto sul territorio italiano per suscitare e fomentare l’ipocrisia dell’intero popolo tele-italico.
Parliamo ovviamente della morte di Sarah Scazzi ad opera di suo zio, fatto di cronaca che ha letteralmente fatto brillare gli occhi ai giornalisti dell’Italia intera, alla ricerca (nel vero senso della parola) di un cadavere da spolpare fino all’ultimo brandello. Del resto le caratteristiche giuste per trasformarlo in un “caso strappalacrime” c’erano tutte:
- La ragazzina scomparsa era carina, frustrata e con un rapporto difficile con la famiglia, ovvero il prototipo della classica quindicenne italiana nella quale ogni genitore può riconoscere un po’ della propria figlia
- Lo zio stupratore ed assassino rappresenta il pericolo “all’interno delle mura”, ovvero quella persona “insospettabile” che si dimostra un mostro
- Lo zio è pedofilo e necrofilo, due caratteristiche ghiotte da sfruttare per suscitare l’indignazione e la rabbia dei perbenisti-qualunquisti italiani
La debolezza e l’ipocrisia degli italiani è nota ai giornalisti, che la sfruttano in modo esplicito per garantirsi altissimi ascolti. La loro strategia, che fa leva esclusivamente sulle passioni più ancestrali dell’animo umano, utilizza immagini ripugnanti per inibire la razionalità e portare l’ascoltatore a giudicare irrazionalmente. Il telespettatore medio si sente toccato personalmente, si immedesima nel caso specifico e prova empaticamente il dolore della vittima, reagendo di conseguenza irrazionalmente e rabbiosamente. L’assassino smette di essere considerato un essere umano psicologicamente disturbato e diventa un mostro, un orco malvagio e senza scrupoli che deve essere annientato per ristabilire la retta via; la giustizia lascia spazio alla vendetta.
La conseguenza più grave della strategia usata dai media è quella di stimolare non tanto una riflessione critica, ma una reazione impulsiva e rabbiosa nel telespettatore. Tale reazione porta sistematicamente il telespettatore a giudicare ogni fatto di cronaca in modo impulsivo, irrazionale, portandolo a dimenticare le basi stesse del coesistere civile. I valori su cui si basa la società civile perdono consistenza, sostituiti dalle dure leggi dell’istinto animale, mettendo in pratica una regressione dallo stato civile dell’uomo fino a quello di “bestia”.
Il popolo diventa branco assetato di vendetta, voglioso di soddisfare la sua rabbia sul mostro responsabile di tutto. Addio “Diritti fondamentali dell’uomo”, addio ragione, addio civiltà, addio giustizia.