Giorgio Bocca è morto e improvvisamente per una consistente parte della psuedo-intellighenzia di sinistra italiana è diventato una sorta di mostro. E’ bastato rispolverare una intervista nella quale dichiarava la sua intolleranza verso meridionali e omosessuali per cancellare 70 anni di vita e di lavoro, per trasformare un eroe intoccabile della resistenza e del giornalismo italiano in una specie di neonazista.
Inutile dire di come questa faccenda mostri due facce della stessa, triste, realtà.
Prima di tutto per gran parte della popolazione, anche di quella che (in teoria) dovrebbe essere culturalmente più preparata, è impossibile riflettere razionalmente sulle opere e sulla vita di un personaggio pubblico senza tirare in ballo la sua dimensione etica. Un giornalista, un artista, un politico viene irrazionalmente giudicato più per la propria dimensione personale che per le azioni che compie e per le opere che produce. Se un nazista scrive uno splendido romanzo, tale opera non viene giudicata oggettivamente ma ripudiata in base alla personalità del suo autore (giusto per fare un esempio).
In secondo luogo, non siamo in grado di concepire i personaggi pubblici come veri e propri esseri umani dotati di pregi e difetti. Abbiamo bisogno di eroi, di idealizzare le vite di persone note per trasformarle in miti, in favole che per forza di cose devono mantenere una coerenza assoluta: Abbiamo bisogno di classificare questi miti all’interno della dicotomia bene contro male, non ammettendo vie di mezzo o contaminazioni.
Per questo motivo nella cultura di massa liberal-democratica è impossibile immaginare che un uomo come Giorgio Bocca sia allo stesso tempo un giornalista partigiano con un ruolo di primo piano nel giornalismo italiano del Novecento (bene) e allo stesso tempo un anziano reazionario con posizioni xenofobe e omofobe (male). Non può essere entrambe le cose, quindi per forza di cose bisogna negare e confutare il “Giorgio Bocca” incoerente con l’immagine mitica che si vuole creare, che questa sia negativa o positiva. Un mito non può avere pregi e difetti, ma solo pregi o solo difetti: o il Giorgio Bocca partigiano e giornalista impegnato o il Giorgio Bocca trasformista, xenofobo e omofobo.
Ma è così difficile accettare l’ovvia realtà che gli esseri umani sono realtà complesse e dotate di pregi e difetti? E’ così complicato valutare oggettivamente il lavoro di un essere umano senza per forza tirare in ballo l’etica dell’essere umano stesso? Giorgio Bocca dovrebbe essere ricordato per quello che era: un giornalista partigiano che ha scritto importanti pagine del giornalismo italiano ma che nella vita privata non nascondeva posizioni xenofobe e omofobe. Il fatto che odiasse meridionali e gay non può sminuire il valore dell’oggettivo contributo dato al giornalismo italiano; allo stesso tempo non si può dimenticare quali erano le posizioni personali di Bocca, ricordandoci che idolatrare un personaggio pubblico è sempre una sciocchezza.
Né angelo, né demone. Né eroe, né mostro. Giorgio Bocca era semplicemente un uomo, che nei suoi 91 anni di vita ci ha donato splendidi articoli e inopinabili cazzate degne dei peggiori reazionari, che ha combattuto nella Resistenza e che odiava a morte i meridionali e i gay. Benvenuti nell’umanità.
…e subito dopo, lo stesso post parla del “giornalista partigiano”. E non ditemi che quello non è un valore etico...
APPLAUSI COME SE PIOVESSE
Sono d’accordo,...resto allibita da...scudi, probabilmente...