Il 25 aprile è un mito, un bel mito. “Un popolo oppresso che si ribella e si auto-organizza in formazioni partigiane per liberare sé stesso e la propria terra dall’oppressore nazi-fascista” è senza dubbio una di quelle storie mitiche ed epiche degne di essere tramandate ai posteri, come si faceva…
Io non riesco a capire come ogni tanto i tuoi concetti, pure giusti e delle volte anche profondi, riescano a perdersi in un bicchier d’acqua mandando in vacca tutto il resto dell’argomentazione precedente. Hai ridotto una guerra (una guerra) in una messa in scena di pupazzi buffi con fez e baffetti, dimenticandoti che senza quella messa in scena, l’altra messa in scena di cui parli, quella raffazzonata e grossolana messa in piedi dalle banche e dalle multinazionali, oggi non avrebbe nemmeno la possibilità di esistere. La guerra di cui parli oggi, quelle nuove sfide di cui vai riempiendoti la bocca, sono figlie di un mondo (almeno parzialmente) libero e democratico e sicuramente opulento, tanto opulento da rischiare di affogare oggi nella sua stessa opulenza. Insomma si tratta delle sfide di un mondo nuovo, lontanto (?) dai rischi di nuovi totalitarismi di stampo razzista, lontano dalla censura, dai lager, dai confini di Ponza e dell’Asinara…e chi l’ha partorito questo nuovo mondo? L’ha partorito il Sangue. Ti sembra poco partorire un nuovo mondo? Tanto poco da non meritarsi un briciolo della tua memoria, per una sola volta all’anno?
Mi fa piacere leggere delle critiche a quello che scrivo. Le trovo stimolanti. Però quando leggo critiche che prendono spunto da affermazioni non mie e da frasi che non ho scritto… beh, tutto diventa piuttosto deludente.
Tu hai detto che ho “ridotto una guerra in una messa in scena di pupazzi buffi con fez e baffetti”. Scusa la domanda… ma dove di preciso avrei parlato della guerra? Il mio post è dedicato alla lotta di liberazione, alla Resistenza e non alla Seconda guerra mondiale. Sono due fatti storici collegati tra loro ma non sono la stessa cosa. Inoltre non ho mai parlato di una messa in scena con pupazzi buffi, né ho cercato di sminuire la gravità di quel fatto storico.
Inoltre dove avrei affermato di voler dimenticare il fatto “Resistenza”? Ho forse detto che si tratta di un fatto storico da non ricordare? Io ho parlato precisamente di “mito fondativo” e del non-ruolo che questo mito ha per le nuove generazioni. Lo sterminio degli ebrei operato dai nazisti è un fatto storico che ricordiamo ogni anno, ma NON è un nostro mito fondativo.
Ti invito a rileggere senza preconcetti e senza libere interpretazioni ciò che ho scritto, nella speranza che tu possa coglierne il vero significato. Questo non significa che dovrai per forza condividerne il contenuto, ma per lo meno potrai fare delle critiche più congrue.
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