Mi sorprendono sempre gli articoli di alcune testate “politicizzate” e le dichiarazioni di politici e politicanti riguardo la crisi. Mi sorprendono perché se da una parte sanno analizzare perfettamente i problemi, le contraddizioni e le negatività dell’attuale sistema politico-economico dall’altra offrono pseudo-soluzioni impraticabili, utopistiche o addirittura ridicole. Insomma, sappiamo cosa non va ma non sappiamo offrire una valida alternativa allo status quo, una alternativa PRATICABILE da subito.
Del resto non è facile offrire una alternativa al “favoloso mondo dei balocchi” in cui viviamo, soprattutto in una società dove i poveri (i poveri veri, quelli che patiscono la fame e non hanno un tetto sulla propria testa) sono relativamente pochi e purtroppo irrilevanti da un punto di vista mediatico. Nella nostra società essere poveri significa non potersi permettere un mutuo, dover rinunciare all’automobile, doversi limitare nella spesa quotidiana e magari rinunciare alle vacanze estive. Si tratta di una povertà relativa però, nemmeno paragonabile alla mancanza totale di mezzi di sussistenza primari presente in altre parti del mondo che costituisce la povertà assoluta.
In breve, non siamo abbastanza disperati per affrontare un cambiamento radicale della nostra economia in grado di spezzare il circolo vizioso alla base dell’attuale crisi. La maggior parte dei membri delle società occidentali (i famosi “relativamente poveri”) desidera avere accesso a degli standard di vita più agevoli che solo l’attuale sistema economico (con tutte le sue contraddizioni e negatività) può garantire, e di conseguenza non è interessata a dare una svolta al proprio concetto economico.
Perché in teoria la soluzione per uscire dalla crisi ci sarebbe, ovvero eliminare le condizioni preliminari della stessa: abbattere l’economia basata sul profitto ed edificare una economia eco-sostenibile, basata sulla sussistenza e su una qualità di vita incentrata sulla soddisfazione di un limitato raggio di bisogni. In teoria, appunto. Come dimostra la Storia il passaggio al lato pratico di queste teorie ha portato sempre a disastrose conseguenze.
Quindi che fare? Io sono un sostenitore del cambiamento graduale, del “riformismo” progressivo e dei cambiamenti praticabili e utili. Ci troviamo all’interno di un sistema economico-politico da cui non è possibile uscire (non ora e non senza causa disastrose conseguenze su noi stessi), quindi l’alternativa è ritagliarsi un proprio spazio all’interno del sistema stesso. Meno rivoluzionari e più pratici, meno sognatori e più attenti alla costruzione di una società futura realizzabile e non solo “auspicabile”.