Dal mio punto di vista uno che nel 2012 continua ad essere favorevole alla proibizione delle sostanze stupefacenti non è altro che un fascista.
No, non quei fascisti in bianco e nero (soprattutto in nero) che abbiamo visto nei libri di Storia. E nemmeno quelli rasati, armati di catene e anfibi che vedi in giro per le città di tanto in tanto.
Il fascista peggiore è ignaro di esserlo. E’ reazionario, oscurantista, terrorizzato dai cambiamenti e dagli imprevisti, amante della prevedibilità e dell’ordine. E’ ovunque, attorno a noi. E’ il nostro vicino di casa, l’ex compagno di università o la cassiera del supermercato.
Per questi fascisti l’essere umano va temprato ed educato a suon di proibizioni, di divieti e punizioni. Come un cucciolo di cane esso va addestrato, prescrivendogli una serie di comportamenti giudicati “normali” dalla società e quindi positivamente. Tutto ciò che va oltre questa “normalità” deve essere vietato, represso, condannato.
Per il fascista il giudizio di un comportamento non è contestualizzabile ma assoluto. In base ad una strana etica metafisica il fascista stabilisce nettamente ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, fregandosene altamente della libertà personale e della distinzione tra pubblico e privato. Insomma, una libertà condizionale limitata non tanto dalla libertà degli altri individui ma da un codice etico pseudo-universale al quale tutti devono sottostare.
Insomma, il fascista è fondamentalmente un coglione.
Insomma, la descrizione dell’italiano medio.