Quel che sta accadendo in queste ore a Taranto ricordo tristemente la “marcia dei quarantamila” colletti bianchi, tutti dipendenti FIAT, che nell’ottobre 1980 invasero le strade di Torino per protestare contro… gli operai in protesta.
Dopo 32 anni però qualcosa è cambiato, in peggio ovviamente. Ai colletti bianchi si sono sostituiti gli operai stessi, disposti a rinunciare a qualsiasi loro diritto pur di portare a casa uno stipendio e non mollare il proprio lavoro. Siamo passati dalle occupazioni operaie per richiedere uno Statuto dei lavoratori, per rivendicare dei diritti inalienabili, a delle proteste contro chi difende questi diritti ad ogni costo (anche se significa chiudere uno stabilimento).
Quel che accade a Taranto è un simbolo, l’autobiografia di una nazione in decadenza e di un popolo senza futuro. E’ il lamento stanco di una Italia che punta semplicemente a sopravvivere, che si adatta indignata allo squallido status quo. Nessuno guarda al futuro, nessuno propone una Italia nuova: si cerca semplicemente di salvare il salvabile, nella speranza che un profeta un giorno faccia giustizia.
Quel che accade a Taranto è il funerale di una nazione.