Un blasfemo

La veritá è che fondamentalmente non me ne fotte una sega.

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Quando si parla degli interessi della “Casta”, il nostro Parlamento diventa improvvisamente unito. Del resto chi approverebbe mai delle leggi contro sé stesso? Chi imporrebbe a sé stesso delle limitazioni a dei privilegi che possiede? Nessuno, a parte qualche politico “idealista” di vecchio stampo di cui purtroppo sentiamo la mancanza.

Sulle intercettazioni la situazione è semplice: da destra a sinistra nessuno è entusiasta di vedere spiattellate sulle pagine dei quotidiani le conversazioni scomode avute con elementi indagati o di dubbia affidabilità. Tutti (o quasi) sono più interessati a tutelare la propria privacy a discapito del diritto dei cittadini di SAPERE chi sono realmente le persone che detengono il potere nel nostro paese. Tutti (o quasi) vogliono salvaguardare quell’alone di segretezza, di opacità che pervade la nostra politica e che la rende così dannatamente distante dai cittadini.

Non c’è da meravigliarsi se la “Casta” si auto-tutela. Il Parlamento è l’unico organo istituzionale che può “farsi le regole” su misura, che può modificare le norme dello Stato in base alle proprie esigenze corporative. La Magistratura e gli organi di sicurezza devono rispettare le leggi emanate dal Parlamento, ma il Parlamento è sottoposto alle leggi emanate dal Parlamento stesso.

Ma quindi chi diavolo controlla il Parlamento? In teoria l’opinione pubblica, in pratica nessuno. Le intercettazioni sono uno degli strumenti che permettono all’opinione pubblica di tenere sotto controllo e limitare l’iniziativa del Parlamento ed è proprio per questo motivo che si vogliono limitare, rivendicando la fatidica “privacy”.

Mettiamola così: il giorno in cui i cittadini comuni potranno emanare le leggi che regolano i privilegi della Casta, i parlamentari potranno rivendicare la loro “privacy”. 

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