Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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Quando le istituzioni politiche entrano in crisi, il cittadino volge lo sguardo altrove alla ricerca della nemesi della politica stessa.

In Italia è già accaduto parecchie altre volte, con conseguenze spesso catastrofiche. Il problema è che gli italiani hanno la memoria corta e poca voglia di leggere, due condizioni potenzialmente devastanti.

Nessuno ricorda infatti la prima grande crisi delle istituzioni politiche italiana, quella che portò all’ascesa del fascismo da una parte (con annesso ventennio di dittatura) e dall’altra del comunismo rivoluzionario di stampo sovietico incarnato dal PCI. Entrambi erano, in modo diversi, la negazione e l’antitesi della democrazia liberale, borghese. Entrambi rappresentavano la reazione alla crisi delle vecchie istituzioni politiche liberali.

Che dire poi dell’exploit del “Fronte dell’Uomo Qualunque” nel dopoguerra? Pochi ricordano che i qualunquisti di Giannini ottennero il 5% dei voti durante l’elezione della Costituente nel 1946, diventando il quinto partito nazionale. Anche in questo caso si trattò di una critica alla neonate istituzioni democratiche.

Passiamo poi al berlusconismo. Nel 1994 Berlusconi vince le elezioni cavalcando l’onda del malcontento scatenato da Tangentopoli, presentandosi come il volto nuovo della politica che con il mondo dei partiti (e della politica stessa) non ha nulla a che fare. Il fatto stesso di non essere un politico ma un imprenditore gioca un ruolo fondamentale nel successo di Berlusconi, che ponendosi come antitesi della politica (che comincia ad avere una connotazione negativa nell’immaginario collettivo) ottiene il consenso.

Veniamo ad oggi e al Movimento 5 Stelle. Anche qui la storia si ripete. Le istituzioni politiche vanno in crisi, i cittadini non hanno più fiducia nei partiti politici e votano per la loro antitesi in chiave critica. Il Movimento di Grillo è infatti la nemesi del classico partito politico: è composto da non politici, non ha una idea politica alla sua base e non ha un leader. Questa è la chiave del suo successo, un successo destinato a durare poco.

Non appena la crisi economica sarà passata e le istituzioni politiche e democratiche avranno riacquistato credibilità (ricordiamo che gli italiani hanno la memoria corta e che ci metteranno molto poco a dimenticare gli errori commessi dagli attuali politici), il Movimento 5 Stelle cesserà di esistere.

Video drammatico, sotto tanti punti di vista.

Drammatico perché mette in risalto la disperazione di una generazione di operai che si è ritrovata improvvisamente senza il terreno sotto le scarpe, senza appigli, senza sicurezze.

Drammatico perché mostra l’incapacità di reazione della classe lavoratrice, che per oltre mezzo secolo ha cavalcato lo sviluppo capitalista e che oggi paga le conseguenze di questo sostegno incondizionato al capitale. 

Tutto questo era stato previsto con largo anticipo, da decenni si ammonivano i lavoratori sui rischi dello sviluppo capitalista e della globalizzazione… ma abbiamo fatto finta di niente, perché in fin dei conti ce la stavamo spassando. Avevamo un lavoro sicuro, una buona pensione, dei servizi sociali decenti e tante cose da comprare al supermercato. Ora la ruota è girata e ci siamo ritrovati dall’altra parte della barricata, con le pezze al culo, dopo aver dato carta bianca alle multinazionali e alle istituzioni finanziarie. 

Ci siamo fottuti da soli.

adessolei:

concettamobili:

[ab-bru-ti-mén-to] s.m.

  • Periodo che precede l’ultimo esame di un corso di studi. 

Lo studente affetto da abbrutimento perde qualsiasi contatto con la società e si affeziona al pigiama, rifiutando di lavarsi o di radersi. Caffè e tabacco vengono consumati in quantità spropositate ma è il cibo, consumato senza distinzione tra dolce e saltato a qualsiasi ora del giorno e della notte, l’unica fonte di piacere dello studente abbrutito. Suddetto periodo può durare anche parecchie settimane, provocando la perdita delle cognizioni temporali oltre che della dignità.

GPOY

A parte il tabacco e il fatto che sono in ballo con la tesi e non con un esame… sono io. Help.

A volte mi chiedo davvero se Vendola fa finta di non sapere le cose oppure se crede davvero alle idiozie che dice. Secondo Vendola infatti in questo momento dovremmo combattere quelle stesse istituzioni finanziarie che detengono il nostro debito pubblico, le stesse che determinano l’andamento della nostra economia e che con un semplice declassamento hanno gettato nel panico la nostra politica.

Davvero Vendola non si rende conto che in questo momento la nostra autonomia economica, finanziaria e politica equivale a zero? Certo, potremmo mandare tutti a quel paese, dichiararci insolventi e andare in default. Forse così Vendola sarebbe contento. 

La confusione degli italiani in questo momento è davvero disarmante. Nonostante l’Italia sia chiaramente una nazione legata mani e piedi alla speculazione finanziaria, ai processi di globalizzazione, al capitalismo privo di regole e alle fredde regole del mercato… c’è ancora chi si meraviglia delle inevitabili conseguenze di tutto questo.

Probabilmente per troppo tempo ci siamo illusi di poter vivere alle spalle del sistema economico internazionale, di poterne sfruttare i vantaggi e scaricare i rischi su altri soggetti. Per decenni abbiamo incrementato il nostro debito pubblico a dismisura, abbiamo delocalizzato le nostre produzioni dove la manodopera aveva un costo irrisorio, abbiamo invocato la nascita di un mercato globale dove vendere i nostri prodotti… abbiamo sperato in tutto questo perché eravamo convinti di poterci arricchire sulle spalle degli altri, senza pensare ad un futuro.

Oggi ci troviamo nella situazione di dover pagare lo scotto dei folgoranti “anni d’oro”. Ci siamo ritrovati con debiti che non siamo in grado di pagare, con istituzioni internazionali che ci ORDINANO quali riforme attuare, con una economia non competitiva a livello globale e con sempre meno libertà. Abbiamo venduto l’anima al diavolo e ora non possiamo fare altro che obbedire ai suoi ordini.

O forse no. In realtà una via di fuga esiste: la fuoriuscita dell’Italia dal sistema economico internazionale. Ma le conseguenze immediate sarebbero disastrose, soprattutto per una economia come la nostra che dipende oramai totalmente dai rapporti commerciali con l’estero, dall’importazione di materie prime (soprattutto energia) all’esportazione di beni di consumo.
I paesi del Nord Europa hanno pianificato da decenni un graduale distaccamento dal “mercato globale”, edificando strutture economiche sempre più indipendenti e autosufficienti. Noi invece abbiamo fatto il percorso inverso, legandoci sempre di più all’economia globalizzata, con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.

Quindi mettiamoci l’anima in pace e smettiamola di sognare ad occhi aperti. Nella situazione in cui ci troviamo il nostro ventaglio di scelte possibili è estremamente ridotto e vincolato ai diktat delle istituzioni finanziarie internazionali. Il popolo non è più sovrano in questo paese. 

Più passa il tempo e più si delinea la tragica unicità del sistema politico italiano: nessun partito, lobby o sindacato è disposto a sposare un progetto politico a lungo termine che implichi dei propri passi indietro e delle rinunce. Nessuno è disposto a prendersi le proprie responsabilità e tutti ripetono lo stesso ritornello: “Noi abbiamo già pagato abbastanza, devono essere gli ALTRI a fare sacrifici”.

La vecchia lotta di classe ha cambiato volto, si è frammentata ed è diventata una “lotta corporativa” in cui ogni piccola categoria si pone come unico obiettivo quello di difendere a spada tratta i propri interessi, disinteressandosi di quelli della comunità. Chi detiene il potere politico si ritrova quindi nella paradossale situazione di dover (in linea teorica) tutelare gli interessi della collettività dovendo fare però i conti con tante piccole realtà corporative totalmente disinteressate al bene comune e non disposte a fare marcia indietro sulle proprie posizioni.

Si tratta di un problema non recente, ma che solo oggi mostra tutta la sua gravità. La crisi che sta colpendo l’Italia impone scelte drastiche, progetti a lungo termine che divengono possibili solo se la collettività è disposta a sacrificarsi in vista di un obiettivo comune. Ma a noi italiani manca il senso di appartenenza ad una sola comunità nazionale, manca una coscienza civile unitaria, una visione globale dei problemi. Non siamo una sola comunità ma tante piccole realtà indipendenti, con propri problemi e propri interessi da difendere che non si sentono assolutamente parte di una realtà più ampia (Italia, Comunità Europea, Mondo). 

Insomma, in Italia non sarà mai possibile trovare soluzioni condivise in vista di progetti politici a lungo termine. Prima di tutto perché NESSUNO ha mai proposto tali progetti (se non in chiave populistica); secondo perché NESSUNO è disposto a ridiscutere i propri grandi o piccoli privilegi corporativi, nemmeno in vista di un obiettivo comune. Siamo tutti sulla stessa barca che affonda ma ognuno si preoccupa solo del proprio salvagente.

Caro Presidente Monti, a noi i conti non tornano: come si può parlare di crisi in un Paese invaso da SUV, panfili e barche da diporto, che elargisce liquidazioni milionarie e pensioni da svariate decine di migliaia di euro, che sostiene spese militari totalmente inutili per svariati miliardi? Il sospetto è che la crisi, più che da incomprensibili alchimie finanziarie, derivi da una gravissima sperequazione nella distribuzione della ricchezza tra i cittadini. Le riforme che il suo governo ha presentato aggravano ancora di più questa situazione e sembrano solo mirare a soddisfare le attese di organismi di potere a noi estranei, i cui interessi non coincidono affatto con quelli della maggioranza degli italiani.

C. De Gregorio (via giulia86)

La De Gregorio dimentica un piccolo particolare: noi non ci troviamo in una crisi economica ma in una crisi finanziaria. Il nostro problema è che siamo indebitati fino al collo con gli investitori esteri e che questi non hanno più fiducia nelle capacità economiche del nostro paese di saldare i propri debiti. Tradotto, non ci prestano più soldi se non a tassi di interesse spaventosi… e l’Italia senza gli investimenti finanziari va in default in qualche ora.

Ora, ci sarebbe da parlare per ore e ore su COME siamo arrivati in questa situazione e su come potremmo ristrutturale lo Stato per evitare situazioni di questo tipo. Ma in questo momento qualsiasi governo non deve rendere conto agli italiani ma alle istituzioni finanziarie, alla BCE, all’FMI e ai colossi finanziari. In questo momento la democrazia è sospesa, che ci piaccia o meno. Quindi leviamoci il prima possibile il cappio dal collo, costi quel che costi, e DOPO ripensiamo profondamente l’intera struttura dello Stato per evitare che situazioni del genere capitino di nuovo.

Evviva! Berlusconi si è dimesso! Festeggiamo!!
Si ma… cosa dovremmo festeggiare? Il fatto che nei prossimi mesi i servizi pubblici verranno ridotti all’osso per limitare la spesa pubblica? Oppure il fatto che ci troviamo in una delle più grandi crisi economiche che il nostro paese ha mai dovuto affrontare?Forse dovremmo gioire del fatto che uno dei principali responsabili dell’attuale situazione (Berlusconi) se la spasserà con i suoi miliardi mentre noi pezzenti pagheremo di tasca nostra i suoi (ma non solo) danni?
Io non ci vedo proprio niente di festoso.
Non c’è un cazzo da festeggiare. Il peggio deve ancora arrivare, signori. 

Evviva! Berlusconi si è dimesso! Festeggiamo!!

Si ma… cosa dovremmo festeggiare?
Il fatto che nei prossimi mesi i servizi pubblici verranno ridotti all’osso per limitare la spesa pubblica?
Oppure il fatto che ci troviamo in una delle più grandi crisi economiche che il nostro paese ha mai dovuto affrontare?
Forse dovremmo gioire del fatto che uno dei principali responsabili dell’attuale situazione (Berlusconi) se la spasserà con i suoi miliardi mentre noi pezzenti pagheremo di tasca nostra i suoi (ma non solo) danni?

Io non ci vedo proprio niente di festoso.

Non c’è un cazzo da festeggiare. Il peggio deve ancora arrivare, signori. 

No, non siamo assolutamente più liberi.

Quello che è successo nell’ultimo mese ha dimostrato che il nostro paese ha ormai una sovranità limitata, che non sono gli elettori ma la BCE e altri istituti finanziari a determinare il corso economico e quindi politico di un paese come l’Italia. Sono stati i mercati finanziari e le pressioni dell’UE a determinare le dimissioni di Berlusconi e non le opposizioni in Parlamento, le proteste di piazza o i giornali. Il popolo non è più sovrano (ammesso che lo sia mai stato).

Non siamo più liberi perché Berlusconi e i governi che l’hanno preceduto hanno lasciato in eredità ai prossimi governi una situazione difficile, un mezzo stato democratico che prima di prendere qualsiasi decisione economica e sociale dovrà chiedere il permesso a Bruxelles e al FMI. Praticamente abbiamo fatto la fine di tanti paesi del Terzo Mondo.

Quindi? Quindi o restiamo nel paese dei balocchi accettandone gioie e dolori, oppure ci tiriamo fuori e diciamo addio a tutto quello che abbiamo visto finora (nel bene e nel male). Oggi, più che mai, ci troviamo nella situazione di fare una vera rivoluzione economica e sociale, ma non ne abbiamo il coraggio. Il popolo è disposto a sacrificare i propri diritti pur di non rinunciare al sogno di una vita al di sopra delle proprie possibilità, una possibilità molto remota per la maggioranza degli italiani, ma pur sempre una possibilità allettante.

Se volete rimanere minimamente ottimisti di fronte al futuro, NON leggete questo libro. Se lo farete vi renderete conto che quello che sta accadendo nel nostro paese (e in qualsiasi altra nazione con un grosso debito pubblico) è un vero e proprio colpo di stato operato dall’alta finanza mondiale.
Quello che sta accadendo e che accadrà in futuro è la distruzione dello Stato per come lo abbiamo concepito fino ad oggi. Politiche sociali ridotte all’osso, spazio illimitato per i privati, svendita dei patrimoni statali, soppressione dei diritti sindacali e civili. Prima è accaduto al Terzo Mondo, ora tocca a noi.

Avevano cominciato a considerare il governo degli Usa come una mera appendice dei loro affari. Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo della malavita organizzata. 
Franklin Delano Roosevelt

Se volete rimanere minimamente ottimisti di fronte al futuro, NON leggete questo libro. Se lo farete vi renderete conto che quello che sta accadendo nel nostro paese (e in qualsiasi altra nazione con un grosso debito pubblico) è un vero e proprio colpo di stato operato dall’alta finanza mondiale.

Quello che sta accadendo e che accadrà in futuro è la distruzione dello Stato per come lo abbiamo concepito fino ad oggi. Politiche sociali ridotte all’osso, spazio illimitato per i privati, svendita dei patrimoni statali, soppressione dei diritti sindacali e civili. Prima è accaduto al Terzo Mondo, ora tocca a noi.

Avevano cominciato a considerare il governo degli Usa come una mera appendice dei loro affari. Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo della malavita organizzata. 

Franklin Delano Roosevelt