Certo che scambiare il governo Monti per un governo “comunista” è davvero desolante. Mi piacerebbe che quel tassista con in mano il cartello fosse catapultato improvvisamente nell’Ucraina dei primi anni Trenta o nella Budapest del 1956.
Così, giusto per fargli capire il vero significato della parola “comunista”.
1° principio del giornalismo dimezzato:
Sostituendo la parola “nomadi” con “statunitensi” la notizia in questione perde totalmente la propria importanza e scompare magicamente dalle prime pagine dei giornali.
Perché per noi italiani il nomade brutto, cattivo e incorreggibile in un certo senso piace, fa parte ormai della nostra cultura popolare. Articoli come quello del Giornale ci tranquillizzano, ci fanno credere che i nostri ingenui e sciocchi stereotipi siano in realtà assolute verità, ci illudono di avere la situazione sotto controllo. Il nomade è cattivo, lo svizzero è buono; l’albanese è cattivo, il tedesco è buono. Regole semplici per menti semplici.
Una conoscenza manipolata e strumentalizzata è molto più deleteria di una onesta e consapevole ignoranza. I telegiornali sono il maggior responsabile di questa “democratizzazione” dell’informazione che col tempo si è trasformata in un indottrinamento lento e costante della popolazione. L’informazione passiva non richiede infatti né sforzi cognitivi particolari né capacità intellettuali fuori dalla norma: basta ascoltare ed essere investiti dal flusso di pseudo-informazioni.
Il cittadino-telespettatore è quindi un elemento totalmente passivo in questo tipo di comunicazione, è intrattenuto da tante belle parole e immagini scelte appositamente per catturare il suo sguardo, per smuovere i suoi sentimenti ma non per farlo pensare. Per questo non può esserci un vero cambiamento della società senza un serio ripensamento delle basi su cui si fonda la coscienza democratica, cioè l’informazione.
La soluzione è solo una, cioè eliminare i telegiornali dalla nostra vita e sostituirli con forme di informazione “attiva” come la lettura di quotidiani cartacei o su internet. Il lettore infatti non è mai passivo, visto che la sua attività è sempre volontaria e richiede uno sforzo cognitivo non indifferente. Mentre il lettore decide autonomamente su cosa vuole informasi, il telespettatore viene bombardato da un flusso incontrollabile (che può arginare solo cambiando canale, cioè rinunciando allo stesso flusso “informativo”).
Ovviamente non è così facile. Abbandonare forme di pseudo-informazione allettanti e semplici come i telegiornali è davvero difficile, soprattutto per chi utilizza i quotidiani solo per accendere il camino o usa internet esclusivamente per giocare a Farmville. Ma ogni grande cambiamento inizia con piccoli gesti, che col tempo si diffondono, vengono copiati e lentamente diventano abitudini. Per questo cambiare le nostre abitudini è il primo passo per migliorare la nostra percezione del mondo e offrire una alternativa che (forse) verrà imitata nel tempo.
La gente non ha ancora ben capito cosa significa “non essere razzisti”. Per ogni cittadino che esterna palesemente il proprio razzismo, ce n’è un’altro che prontamente afferma la propria distanza dicendo “conosco tanti extracomunitari che sono delle splendide persone”. Ma questo non significa non essere razzisti.
Il razzismo, la xenofobia, la “paura del diverso” si basa su un concetto semplice: ciò che è diverso da me e ciò che non conosco è sbagliato, pericoloso. Di conseguenza giudicare il mondo esclusivamente in base alle proprie esperienze personali, affermando che un popolo è “buono” solo perché si conosce personalmente un buon individuo di quel popolo, è assimilabile al razzismo. Sono cause della stessa ignoranza di fondo, che porta il singolo individuo e la sua unicità (e non l’uomo in generale) ad essere il metro di giudizio per ogni cosa.
Non essere razzisti significa prima di tutto non ricorrere a generalizzazioni, giudicare ogni individuo singolarmente e non in base alla propria appartenenza etnica (sia positivamente che negativamente). Si tratta però di uno sforzo cognitivo che purtroppo poche persone sono disposte a fare.
israele = merda.
Beeeeeeello, sto post !!!
E, soprattutto, complimenti a chi l’ ha creato, a chi e` piaciuto, a chi ha ribloggato…ottimo modo per dimostrare
(la mancanza di)intelligenza e sensibilita`.A tutti quelli che postano robe del genere, criticano senza sapere, insultano gratuitamente e - soprattutto - credono di sapere benissimo come sia la situazione reale pur vivendo a chissa` quanti chilometri di distanza (e magari non essendo mai venuti fino a qui), io dico una cosa soltanto :
Israele e` casa mia.
Ed io, diciate pure quel che vogliate dire, LO AMO.
Davvero tanto.
E comunque, giusto per dimostrare un pelino d’ intelligenza, non andate a sparare opinioni su cose che non avete mai vissuto sulla pelle. Prendetelo come consiglio di vita :)
A me la situazione sembra molto semplice e non serve abitare a Tel Aviv o nella striscia di Gaza per conoscere la realtà (anche perché in tal caso noi conosceremmo solo casa nostra e le poche vie che percorriamo quotidianamente). Esistono libri, testimonianze dirette, reportage, foto, filmati. La cartina è molto chiara: Israele ha progressivamente occupato e colonizzato il territorio Palestinese. Può esserci un’altra interpretazione di questa cartina?
Ora, mi pare che la parola “colonialismo” non possa avere una connotazione positiva. Occupare illegalmente un territorio straniero con la forza, perseguitando, discriminando o scacciando i suoi abitanti non è esattamente un fatto positivo. Quindi difendere a spada tratta la condotta di Israele, ignorando l’evidenza dei fatti, è davvero preoccupante.
(via falcemartello)