Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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Uno dei classici titoli idioti del Giornale, che mirano a compiacere il (e)lettore conservatore, qualunquista ed ignorante che a sinistra vede solo marcio, ma “menomale che Silvio c’è”.

Certo, da un giornale di partito è lecito aspettarsi titoli del genere, ma mettere in dubbio la realtà con allusioni prive di fondamento è infantile. Un titolo del genere infatti allude a troppe cose senza motivarle:

Se dovessi essere condannato, mi ritirerei dalla vita pubblica”, aveva assicurato il governatore della Regione Puglia, dopo la richiesta di condanna a un anno e otto mesi avanzati dai pm. Una presa di posizione che era subito rimbalzata su tutti i quotidiani nazionali. Gesto “forte” o abile strategia comunicativa? Il sospetto che il governatore della Puglia abbia deciso di ufficializzare la sua posizione dopo essere stato rassicurato dai legali è forte.

Una sicumera che ad alcuni osservatori ha fatto pensare che il leader di Sel sapesse già, informato probabilmente dai suoi legali, quale sarebbe stata la sentenza.

Sospetti, “alcuni osservatori hanno pensato”, “probabilmente”… ma che razza di giornalismo è questo??? Qua non si tratta di giornalismo ma di propaganda. Il Giornale vuole chiaramente mettere in dubbio la sentenza senza avere prove, affidandosi ai mormorii di corridoio, ai commenti fatti in qualche cesso pubblico, per comunicare al proprio uditorio “Ma si, è tutta una montatura dei comunisti con la magistratura… è un classico”.

Purtroppo si tratta di un atteggiamento molto diffuso nel giornalismo italiano. I media non informano il cittadino ma forniscono ad esso notizie in grado di confermare le proprie aspettative, facendo molta attenzione a non stravolgere il proprio “mondo”. Il Giornale è solo uno degli esempi maggiori di questo squallore. 

Alessandro Sallusti (direttore de Il Giornale) ha davvero superato sé stesso con questo editoriale, riuscendo persino a fare meglio di qualsiasi alchimista: ha trasformato la merda in oro.

Si, perché per Sallusti non solo l’attuale governo Monti è definito “il peggior governo della storia recente” ma addirittura è responsabile di “spaventare gli italiani e la ripresa economica”. Ma il capolavoro arriva quando Sallusti riesce ad affermare che l’unico indice positivo (il miglioramento dei conti dell’INPS) è merito di Berlusconi!

La chiusura è da Pulitzer: “Berlusconi ieri ha detto: resto in pista, anche per il futuro. Per qualcuno sarà una minaccia, noi la prendiamo come una promessa, perché non vorremmo passare un altro Natale come questo.

Mamma mia. Pelle d’oca. Ok, ora posso andare a vomitare.

Per Franco Battaglia, docente di Chimica Ambientale all’Università di Modena, il disastro di Cernobyl e di Fukushima non hanno causato morti o conseguenze sulla popolazione (???). Riguardo a Cernobyl, l’ha definito “una colossale mistificazione mediatica”.

Ma chi è questa italica mente illuminata?

Basta dare un’occhiata agli articoli scritti per il Giornale (esatto, che casualità) per capire con chi abbiamo a che fare:

22-04-2011 - L’effetto Fukushima si è fatto sentire anche sul governo

 20-04-2011 - Un dietrofront che ci lascerà al buio

13-04-2011 - Nucleare, chi dà i numeri non li conosce

24-03-2011 - Svizzera: “Guai a chi ci tocca il nucleare…” Il Cantone di Argovia ospita 3 centrali su 5

19-03-2011 - Alla fine l’Europa avrà più nucleare

14-03-2011 - Se il nucleare fa più paura dello tsunami

12-03-2011 - Troppe bugie sul nucleare, le centrali restano sicure

14-01-2011 - A forza di pregiudizi siamo ancora a Chernobyl

27-12-2010 - Stupido bandire i sacchetti di plastica

26-12-2010 - La Svizzera si regala due centrali nucleari. L’Italia sta a guardare

13-12-2010 - L’ecobufala dal vertice Onu: il “pacco” per gli ambientalisti

09-12-2010 - Se il Manifesto anti nucleare nasconde gli eco furbetti

01-12-2010 - Anche gli ambientalisti sono diventati eco-scettici

02-11-2010 - Quegli allarmi che cadono nel vuoto

04-10-2010 - Ma quanto inquina l’energia pulita

01-05-2010 - Il confronto Il nucleare? Fa di sicuro meno danni e vittime

24-03-2010 - Quel deposito di gas affossato dai soliti eco-furbetti

22-03-2010 - Il grande flop del fotovoltaico

20-02-2010 - Basta con i talebani dello smog

19-02-2010 - La terra frana ma i sindaci rossi investono nella frode del fotovoltaico

31-01-2010 - Ma 30 anni fa l’aria era più sporca

29-01-2010 - Bloccate lo smog non le auto

22-01-2010 - “I ghiacciai non si sciolgono”. Un’altra ecoballa che scoppia

23-12-2009 - I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale

Uomini come Battaglia sono un insulto per la scienza. Rifiutano la realtà e le regole base del metodo scientifico per prostituirsi intellettualmente in favore di una tesi (spesso per interessi personali e politici). Ignorano dati, chiudono gli occhi di fronte all’evidenza dei fatti, analizzano solo ciò che può sostenere la propria posizione e fanno finta di niente di fronte ai dati scomodi. 

Che schifo.

In questi giorni stiamo assistendo ad uno spettacolo deplorevole sui nostri media. I quotidiani e i telegiornali italiani hanno, per l’ennesima volta, rifiutato di assolvere al loro compito informativo per dedicarsi a pieno ritmo ad una vera e propria campagna politica tra sostenitori e detrattori del nucleare.

L’aspetto più tragico è che da una parte e dall’altra non si stanno fornendo le informazioni necessarie al pubblico per formarsi una opinione in modo autonomo, ma si selezionano ed elaborano le informazioni per adattarle ad una tesi precostituita. Ognuno costruisce le notizie in modo da assecondare l’obiettivo politico di fondo.

Da una parte Repubblica e gli altri quotidiani di opposizione e progressisti, contrari al nucleare e alla decisione del governo Berlusconi di reintrodurle in Italia. Dall’altra il Giornale e gli altri quotidiani e telegiornali che assecondano il governo, favorevoli quindi alla reintroduzione del nucleare.

In mezzo c’è il cittadino, bombardato da una parte e dall’altra non con NOTIZIE ma con PENSIERI PRECONFEZIONATI: “il nucleare è cattivo”, “il nucleare è buono”. Il cittadino non è spinto a crearsi una opinione ma a fare propria quella divulgata dai media, sempre più spesso condita da abbondante pathos e da facile retorica. Chi vuole avere una visione più vasta della situazione è costretto ad uno sforzo non indifferente, ricavando informazioni da altre fonti non sempre attendibili. Gli altri subiscono passivamente.

Insomma, spiace constatarlo ma giocano tutti allo stesso gioco. 

Dare un’occhiata alla home page di ilgiornale.it può essere un ottimo esercizio mentale. Provate ad esempio ad analizzare ogni singolo titolo e immagine. Nulla è casuale ma tutto è circoscritto all’interno di una strategia politica e retorica ben precisa: difendere a spada tratta UN UOMO, attaccando in modo rabbioso i suoi nemici.

Non si tratta più di giornalismo, ma di pura e semplice propaganda, una propaganda incentrata non su un partito o su un ideale politico ma su un uomo solo. Tutto il resto non ha importanza. Il compito principe di un quotidiano, cioè quello di INFORMARE i cittadini sui fatti di rilevanza pubblica, viene sacrificato per soddisfare le esigenze politiche del magnate-premier. Da buoni dipendenti, i giornalisti del Giornale (ma potremmo citare quelli di Libero, Panorama, il Foglio, Tg1, Tg4, Tg5, Studio Aperto) eseguono gli ordini impartiti dal “boss”, consapevoli di poter trarre dalla loro condotta ottime prospettive future (un posto in Parlamento, una promozione o altro).

Di fronte ad un uso deviato dell’informazione non si può stare a guardare, continuando ad operare in modo distaccato il proprio ruolo di “fonte di informazioni”. Repubblica e il Fatto Quotidiano (giusto per citarne due) hanno ceduto a questo gioco al ribasso, abbassando i toni della disputa politica e sacrificando l’informazione seria e imparziale. Al centro rimane sempre lui, Silvio Berlusconi, icona pop del terzo millennio italiano, uomo che non si può giudicare razionalmente: o lo si ama o lo si odia.

I veri sconfitti sono gli italiani, sempre più lontani dalla realtà e sempre più schifati dalla politica e dall’informazione politicizzata. I media sotto il controllo di Berlusconi hanno abbassato il livello dell’informazione agli strati più primitivi della nostra natura, narcotizzando le capacità razionali del popolo ed esaltando quelle più irrazionali. Hanno portato i cittadini ad odiare o amare un uomo politico, non a valutare le sue parole e i suoi fatti, e anche coloro che hanno sempre criticato questo sistema sono caduti nella trappola, hanno assecondato il gioco.

Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. Non dimentichiamocelo: buona parte dei nostri approvvigionamento energetici dipendono proprio dal Nord Africa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese.
Non abbiamo scelta e l’Italia non può certo influire sugli eventi, ma è inevitabile chiedersi: il prezzo è giusto?

Marcello Foa - Il Giornale

Mentre centinaia (forse migliaia) di persone vengono massacrate mentre manifestano per la libertà il Giornale si preoccupa delle ripercussioni “economiche ed energetiche” della vicenda nel nostro paese, si interroga sulle possibili ondate di immigrati sulle nostre coste. Poco importa se la gente crepa, se innocenti vengono massacrati dalle milizie, se il nostro paese ha sostenuto in passato un dittatore come Gheddafi (prima con Craxi e poi con Berlusconi). 

In pratica il concetto è: “Pazienza se i libici muoiono per la democrazia. Quel che conta è che se ne stiano a casa loro e che ci vendano le fonti energetiche, quello che ci garantiva quel bravo ragazzo di Gheddafi”.

Disgusto. Puro disgusto.

Niente di nuovo. Il concetto di “giornalismo” espresso quotidianamente dal Giornale è semplice: colpire sistematicamente gli avversari politici di Berlusconi. Più che un quotidiano è un ufficio di pubbliche relazioni della famiglia Berlusconi. La redazione non persegue l’obiettivo di diffondere informazioni utili all’opinione pubblica, ma quello di diffamare chiunque osi toccare gli interessi dei Berlusconi. Detto questo bisogna ammettere che il loro “lavoro” lo sanno fare davvero bene.

Le personalità in prima pagina del Giornale sono tutti responsabili di aver collaborato con Mondadori (di proprietà della famiglia Berlusconi). Lo scandalo che cerca di sollevare Feltri è: questa gente critica tanto il Premier ma poi va a farsi pubblicare i libri dalla sua casa editrice, quindi fanno il doppio gioco. Nella logica di Feltri questo ha un senso, visto che il proprietario del Giornale non è un semplice editore ma Il vero fulcro dell’attività del quotidiano, che diventa così ad personam. Almeno i giornali di partito erano chiari nella loro missione, rendevano esplicita la loro visione di parte e la giustificavano ideologicamente. Il Giornale invece fonda la propria attività su ragioni economiche, aziendalistiche: il padrone è lui e quindi bisogna difendere il padrone.

Del resto non potrebbe essere altrimenti. Se lavoraste al Giornale avreste il coraggio di pubblicare un articolo contro Berlusconi e la sua famiglia? Se la risposta è si, avreste le ore contate. Chi lavora al Giornale ha scelto di stuprare la nobile professione giornalistica in cambio di denaro, favori e (chissà) qualche posticino in Parlamento o in Mediaset. 

Quello che mi sorprende giorno dopo giorno è… come si fa a non rendersene conto? Esiste davvero gente che legge il Giornale convinto di trovarci una informazione degna di questo nome? Mah…

Un certo Indro Montanelli ha saputo riassumere perfettamente ciò che è successo al suo caro quotidiano:

Io ho conosciuto due Berlusconi: il Berlusconi imprenditore privato che comprò Il Giornale -e noi fummo felici di venderglielo, perché non sapevamo come andare avanti- su questo patto: tu, Berlusconi, sei il proprietario de Il Giornale, io, direttore, sono il padrone del Giornale, nel senso che la linea politica dipende solo da me. Questo fu il patto fra noi due. Quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica, io capii subito quello che stava per succedere. Cercai di dissuaderlo […] ma tutto fu inutile. Dal momento in cui lo decise mi disse: “Ora Il Giornale deve fare la politica della mia politica”. Ed io gli dissi: “Non ci pensare nemmeno”. Allora lui riunì la redazione come ha raccontato Travaglio -e questo lo fece a mia totale insaputa- e disse: “D’ora in poi Il Giornale farà la politica della mia politica”. E a quel momento me ne andai, cos’altro potevo fare?

Al Giornale proprio non sanno darsi pace. Non c’è alcun dubbio che la costanza e la perseveranza con cui eseguono le direttive “dall’alto” è un esempio di assoluta devozione, di totale abnegazione. Feltri più volte ha affermato la propria totale indipendenza dai vertici economici del giornale (ma ha anche affermato di tenere in considerazione le opinioni degli azionisti… mah), ma i fatti sembrano dargli torto.

L’obiettivo del giornalista è quello di rendere noti dei fatti, ignorando di fare calcoli politici e strumentalizzazioni che non gli competono. Tutto ciò che è di rilevanza pubblica va rivelato. Ma stranamente il Giornale ha la capacità di ignorare sistematicamente tutti i fatti e le notizie in grado di compromettere la famiglia Berlusconi e i suoi accoliti. In compenso la redazione di Feltri si dimostra attentissima quando si tratta di colpire un “nemico politico”, mettendo in mostra una macchina informativa e una rete di contatti incredibile. Peccato che tutto ciò sia orientato solo ed esclusivamente a colpire i nemici della famiglia Berlusconi (proprietaria del quotidiano) e soprattutto del Cavaliere.

Questa volta, per alzare un po’ di polvere sulla figuraccia che il governo ha fatto sulla scuola di Adro, il Giornale è arrivato al punto di INVENTARSI un fatto dal nulla (vedi link). Non è la prima volta ovviamente (il caso Boffo, ad esempio), ma è sempre originale constatare come le mosse del Giornale siano decisamente prevedibili.

Il prossimo obiettivo?

Non mi meraviglierei se cominciassero a circolare delle notizie strane sulla Gabanelli e sulla redazione di Report…

Al Festival del cinema di Venezia è stato presentato un film di Michele Placido, “Il grande sogno”, dedicato al ‘68 e ai suoi protagonisti. Alla prima era presente un certo Mario Capanna, uno che il ‘68 lo ha vissuto piuttosto intensamente.

Come tutti sapete il film di Placido ha scatenato delle polemiche (il regista ha difeso Boffo, ha attaccato indirettamente Berlusconi e ha ammesso lo strapotere di Medusa nel mondo della produzione e distribuzione).

Come può reagire la stampa di regime a questo attacco?

Placido e il film non si possono attaccare, visto che sono prodotti e distribuiti da Medusa (di proprietà della famiglia Berlusconi). Megli attaccare l’altro protagonista, cioè Mario Capanna.

Ecco a voi l’articolo VERGOGNOSO del Giornale.

Questa notte dei ragazzi ITALIANI, in stato di ubriachezza, hanno ucciso due ragazze e ferito gravente una terza in un incidente stradale. La notizia però non è citata da tutti. Come mai? Semplice: non erano stranieri o extracomunitari o soprattutto romeni.