Ecco l’Italia peggiore, quella talmente sciocca ed ignorante da provocare imbarazzo.
Si, imbarazzante è probabilmente la parola più adatta per descrivere tutto ciò. Imbarazzo, tristezza, rassegnazione di fronte a questo squallore.
La cosa più disarmante è che più passa il tempo e più è evidente che questa probabilmente non è l’Italia peggiore (contrapposta ad una Italia “migliore”), ma più semplicemente è l’Italia. Questa è l’Italia, questo sono gli italiani.

Mi chiedo come possa gente come Filippo Facci definirsi un “giornalista”. Mi sorprende e mi intristisce che un professionista della comunicazione ignori totalmente una delle basi della linguistica, cioè che le parole si stratificano di significati a seconda dell’uso, della cultura, del luogo e del tempo e che non sono mai neutre.
Su una cosa ha ragione però Facci: ognuno ha il sacrosanto diritto di dire negro e qualsiasi altra parola dispregiativa, a patto di accettarne le conseguenze. Non si può utilizzare un termine inventandosene un nuovo significato o rifiutando alcune parti del suo vero significato. E’ semplicemente ridicolo.
Se prendiamo la parola “negro” e la isoliamo dal contesto non otteniamo nulla se non cinque lettere messe in fila. E’ semplicemente un segno grafico privo di significato, come uno scarabocchio o una riga. Ma se inseriamo questo segno grafico in un contesto linguistico e sociale scopriamo molte cose.
La parola “negro” ad esempio ha assunto, in seguito alla tratta degli schiavi, una connotazione negativa e dispregiativa di stampo oggettivo e non soggettivo quando associata ad un individuo di colore. Questo vuol dire che poco importa se chi pronuncia la parola “negro” lo fa per insultare un nigeriano o meno: tale parola ha una connotazione dispregiativa e chi la utilizza comunica tale valore, sia che ne sia cosciente o meno (per sua ignoranza).
Non si tratta di una questione di buonismo o di conformismo, ma della capacità di utilizzare la propria lingua in modo appropriato alle situazioni, capacità che Facci non possiede o non vuole possedere. Ad esempio se affermo che lui è un ignorante non parlo dell’ignoranza di cui si vantava Socrate nei confronti dei sofisti e nemmeno della condizione di chi non conosce le cose, ma la utilizzo nella sua accezione più negativa possibile, cioè la utilizzo in quanto insulto.
Questa notte dei ragazzi ITALIANI, in stato di ubriachezza, hanno ucciso due ragazze e ferito gravente una terza in un incidente stradale. La notizia però non è citata da tutti. Come mai? Semplice: non erano stranieri o extracomunitari o soprattutto romeni.
“Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare.”
Vittorio Feltri dopo aver lasciato la direzione del Giornale nel 1998
“Come anticipato dall’ADNKRONOS, dal 24 agosto Vittorio Feltri tornera’ a firmare ”Il Giornale”, fondato nel 1974 da Indro Montanelli.”
Articolo di “Libero” del 30 luglio 2009
Non c’è che dire. Un uomo tutto d’un pezzo. E soprattutto coerente.

Quando la stampa diventa lo strumento di forza di un governo accade anche questo. I giornalisti ormai non hanno più lo scopo di informare i cittadini ma di plasmare l’opinione pubblica in base ad ordini politici: chi non rispetta le volontà del padrone è fatto fuori.