Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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Visto che il mio post ha scatenato una serie di commenti scandalizzati (???), credo sia necessario tirare un po’ le fila di quello che si è detto e soprattutto di ciò che non si è compreso.

Dai vari commenti mi è parso di capire che l’opinione di molti è la seguente: “Chi arriva al punto di uccidersi lo fa sempre per motivi validi e nessuno ha il diritto di giudicare chi arriva a questo gesto estremo”.

Quindi? Nessuno ha mai giudicato negativamente chi compie un gesto di questo genere e nessuno ha mai sminuito le motivazioni enormi che possono spingere un soggetto a compiere questo passo estremo. Qua si parla di qualcosa di diverso e cioè di come l’esistenza umana nel mondo occidentale sia indissolubilmente legata al denaro e al mantenimento di un certo status quo piuttosto che alla mera sopravvivenza dell’individuo (come ad esempio accade in gran parte del mondo). Non è un caso che il suicidio stesso sia un fenomeno prettamente occidentale, quasi sconosciuto in numerose società del terzo mondo.

Quello che volevo fare era suscitare una riflessione su questa tematica, ma a quanto pare ho fallito nel mio intento. In un certo senso però ho avuto delle risposte, anche se non rassicuranti. Ho capito che per molti la vita umana ruota esclusivamente attorno al denaro e che senza di esso è inconcepibile pensare ad una vita felice e dotata di senso. Questo mi rattrista, perché è la prova che il capitalismo è entrato a far parte del nostro stesso DNA e che un mondo diverso non potrà mai esistere.

Quando Berlusconi era premier la riforma della giustizia era una “priorità assoluta”, mentre l’economia poteva anche andare a farsi fottere (come del resto ha fatto).

Ora che non c’è più in ballo il culo del Cavaliere invece tutto è cambiato, vero? Bravo Angelino, hai vinto un biscottino!

Essendomi occupato di economia qualche volta so che in uno studio, pur autorevole e fatto con grande accuratezza, ci possono essere scostamenti molto rilevanti fra preventivi e consuntivi: in altre circostanze dell’economia italiana, forse, avremmo considerato il rischio accettabile, ma in queste circostanze non sarebbe responsabile.

Mario Monti dice “no” alle Olimpiadi di Roma 2020

Non possiamo permettercelo e quindi niente Olimpiadi. Ci voleva un governo tecnico per capire questa ovvietà? 

Questa dichiarazione di Monti mi ricorda tanto quella fatta da Padoa-Schioppa qualche anno fa, quando da Ministro dell’Economia dichiarò che “Le tasse sono una cosa bellissima”. Immediatamente si scatenò il putiferio e probabilmente succederà lo stesso questa volta con Monti.

Il concetto espresso è infatti condivisibile, ma il modo lascia a desiderare e mette in risalto la natura “tecnica” e non “comunicativa” del personaggio. In una Italia dove il posto fisso è stato sempre visto come un punto di arrivo della carriera (della serie “ora non mi schiodo più”) parlare di flessibilità lavorativa in questo modo è assolutamente spiazzante.

Da una parte perché in Italia non esiste una via di mezzo accettabile tra il miraggio del posto fisso a tempo indeterminato e la precarietà assoluta. Tutti noi abbiamo subito sulla nostra pelle le conseguenze della famosa “legge Biagi” e siamo portati istintivamente a storcere il naso quando qualcuno parla di “flessibilità”.
Dall’altra c’è un problema culturale: non tutti vedono il lavoro come uno strumento di realizzazione personale ma un semplice mezzo di sostentamento. In questa concezione del lavoro la monotonia non è affatto negativa ma è anzi vista in chiave positiva. Il monotono è prevedibile, è tranquillo, è privo di stress e di stimoli eccessivi.

Ma il mondo va avanti e se intendiamo sopravvivere dobbiamo adattarci. In una società post-industriale il posto fisso e “monotono” è oggettivamente anacronistico, soprattutto per chi dispone di competenze tecniche e culturali di livello universitario. Nonostante questo sono sicuro che in molti non saranno d’accordo con Monti (come si può leggere su Twitter).

In giro si comincia già con il “si stava meglio quando si stava peggio”, “era meglio Berlusconi”, “almeno lui l’ICI ce l’aveva tolta”, “con lui lo spread era più basso”, “con lui i treni arrivavano in orario”, “se c’era lui bla bla bla”, ecc.

Il bello è che gli stessi, al prossimo governo, diranno le stesse cose sul governo Monti… e così via all’infinito.

Italian style, baby!

Da quando il governo Monti ha varato le sua prime riforme ho notato un fenomeno preoccupante, soprattutto su Facebook (che è uno specchio piuttosto fedele dell’italiano medio). 

  • Mario Monti viene definito come colui che vuole affossare l’Italia, che vuole distruggerla sotto il peso di nuove tasse e che in un certo senso è responsabile della crisi stessa. 
  • Silvio Berlusconi invece viene dipinto semplicemente come un sempliciotto, la cui massima colpa è stata quella di andare a mignotte (peccato che l’italiano medio ovviamente non giudica grave). Non gli viene attribuita nessuna responsabilità oggettiva nell’attuale crisi.

Improvvisamente tre anni di disastroso governo Berlusconi, di leggi assurde, di immobilità sulle questioni economiche e di dichiarazioni vergognose sono state cancellate dalla memoria collettiva. Sono bastate poche settimane lontane dai riflettori per riabilitare Berlusconi, per scaricare le sue immense responsabilità sul nuovo governo Monti, colpevole di cercare di rimediare ai danni fatti in passato dai vari governi italiani.

Non è un caso che il PDL formalmente appoggi il governo Monti mentre invece Berlusconi si tiene a debita distanza, mostrandosi critico verso l’attuale Presidente del Consiglio. E’ una strategia precisa: far fare il lavoro sporco a Monti e Alfano, per poi riproporsi alle elezioni con la faccia pulita di chi è sempre stato contrario al governo tecnico. La cosa più folle è che gli italiani ci cascheranno, come ci sono cascati in passato.

Perché gli italiani li devi fottere con delicatezza, con calma, senza esagerare. L’italiano ama le belle promesse e i grandi sogni, ama i bei discorsi e le belle parole che puntualmente dimenticherà nell’arco di poche settimane. Allo stesso tempo non sopporta i cambiamenti improvvisi, le regole troppo rigide che non prevedono scappatoie, l’eccessiva concretezza. Tutto deve cambiare (a parole) per non cambiare affatto.

La sinistra italiana (o quel che ne rimane) non ha il coraggio di ammettere che per l’alternativa al governo Monti-BCE è una sola, cioè l’uscita dell’Italia da l’Unione Europea. Bersani, Di Pietro, Vendola, Camusso… tutti parlano di un’Italia che non esiste più, di uno Stato che ormai ha perso non solo la sovranità economica e monetaria ma anche quella politica.

E’ una realtà difficile da ammettere, soprattutto perché la fuoriuscita dall’UE porterebbe a disastrose conseguenze economiche e sociali. Per questo motivo si continua a fare discorsi ambigui, privi di consistenza, utopici, nel folle tentativo di convincere gli italiani che si possa fare la frittata senza rompere le uova, che sia possibile rimanere nell’UE e contemporaneamente fare quel che vogliamo della nostra economia.

In tutti i paesi europei esistono movimenti antieuropeisti che rivendicano con forza l’indipendenza nazionale contro i diktat dell’Unione Europea. Noi invece non abbiamo il coraggio di ammettere questa verità inconfessabile e cerchiamo di scaricare la colpa su politici come Monti, colpevoli semplicemente di applicare gli ordini provenienti dall’UE. 

La deterrenza si ottiene se i contribuenti sono consapevoli del fatto che il fisco può essere portato a conoscenza delle loro attività o dei loro guadagni da parti terze: questo e non altro è il significato del termine “tracciabilità” che riguarda essenzialmente la conoscenza delle transazioni effettuate. (2) Nel dibattito corrente il termine “tracciabilità” viene spesso identificato con la riduzione dell’uso del contante. Non è così. La riduzione dell’uso delcontante è sicuramente un obiettivo strategico nel contrasto all’evasione, va però perseguito non già fissando soglie generali, ma diffondendo l’uso di strumenti di pagamento elettronico anche, e direi soprattutto, per le piccole (e minime) transazioni (cosiddetto “borsellino elettronico”) come avviene in Francia, Belgio e via dicendo. E individuando settori e pagamenti in cui si può imporre il ricorso a ritenute o si può imporre il divieto dell’uso del contante, come fu fatto per esempio dal governo Prodi per quanto riguarda i compensi dei professionisti.

Insomma, la ricetta per combattere da subito l’evasione fiscale ci sarebbe. Ma quale governo politico avrebbe il coraggio di colpire i milioni di piccoli evasori fiscali che in Italia costituiscono gran parte dell’elettorato? Monti avrebbe potuto calcare maggiormente la mano su questo punto, ma temo che con l’attuale composizione del Parlamento qualsiasi scelta politica “coraggiosa” non otterrebbe mai la fiducia.

La manovra Monti è come un duro risveglio dopo 60 anni di trip psichedelico. Siamo tornati con i piedi per terra e in molti rimpiangono i vecchi tempi, quando la politica operava senza porsi una semplice domanda: abbiamo i soldi per fare quello che stiamo facendo?
La manovra del governo Monti non è merito dell’attuale esecutivo, ma di quelli precedenti che in 63 anni di storia repubblicana sono riusciti a mungere le finanze pubbliche a loro piacimento, accontentando intere generazioni di parenti, amici e amici di amici. Se la sono mangiata per bene questa Italia, politici e cittadini senza scrupoli. Ora non diamo la colpa a chi cerca di salvare il salvabile con quattro briciole in mano.