Nooooooo… ma così non vale.
Berlusconi secondo me un po’ ci sperava in un passo falso di Grasso. Poteva essere l’anello di congiunzione tra il magistrato e il tavarish Stalin ci cui tanto parla da vent’anni…
1. Mmm….
Ok, forse sto chiedendo troppo da me stesso.
In confronto a Matteo Renzi, Bersani è uno statista. E vi dirò… anche Veltroni farebbe la sua porca figura.
Sono poche le certezze a questo mondo, ma su una cosa puoi sempre contare: la clamorosa inutilitá del PD.
Grazie Pier.
Lo so, sembra incredibile, ma questa volta sono d’accordo con il PD. Trovo più coerente chi sostiene una progressiva diminuzione dei rimborsi elettorali di chi (come Lega e Italia dei Valori) di punto in bianco è in grado di rinunciare a questi soldi.
Se oggi sono in grado di rinunciare in toto ai rimborsi elettorali, perché allora non ci hanno rinunciato già in precedenza? Fino a qualche settimana fa questi soldi sembravano indispensabili e tutti tacevano, intascandoseli; ora che l’opinione pubblica è sull’attenti invece si sceglie la via populistica per ingraziarsi l’elettorato?
Davvero patetico. Ma ancor più patetica è quella larga fetta d’elettorato che abbocca costantemente a queste trappole mediatiche.
Ognuno ha quel che si merita.
Non mi preoccupa il PD, ma chi continua a votarlo nonostante la sua condotta incoerente.
Mi preoccupa il fatto che sia stato eletto sindaco di Torino uno come Fassino, nonostante le sue gravi dichiarazioni sul piano FIAT e sulla TAV.
Mi preoccupa il fatto che sia la Bresso che Cota abbiano da sempre difeso il progetto TAV, anche se in teoria avrebbero dovuto avere posizioni diverse.
Insomma, mi preoccupano gli elettori, non gli eletti.
Tuttavia, da quando il M5S si è affacciato alle elezioni mietendo successi clamorosi, il Partito democratico si rifiuta di cercare di comprendere questo fenomeno politico. E non mi riferisco qui ai dinosauri come Fassino, ma anche ai migliori esponenti del Pd, come per esempio la giovane, sveglia e caparbia Cristiana Alicata, che proprio di recente ha sostenuto un ridicolo parallelo fra Mussolini e Beppe Grillo, poi rimodellato nello stigma di un comune qualunquismo che mette assieme Mussolini, Gugliemo Giannini, Berlusconi e Beppe Grillo. Alicata sembra credere che il modo migliore per conquistare elettori al M5S sia quello di insultare il loro leader, così come chi segue Alicata pensa che con l’arma del sarcasmo e dello snobismo di sinistra si porteranno elettori del M5S verso Fassino e il Pd. Io mi sbaglierò, ma secondo me non solo non si conquista nemmeno mezzo voto in questo modo, ma anzi si contribuisce a perderne in quella vastissima area di elettori in bilico proprio fra la sinistra e il M5S. Un’area che, stando agli studi statistici, sembra fino a oggi più ampia di quella opposta, gli indecisi fra il M5S e la destra.
Alle scorse regionali, quando la sinistra perse il Piemonte per 9mila voti in favore di Cota e il candidato del M5S ne ottenne 90mila, i piddini si affrettarono a scrivere: “Per colpa di Beppe Grillo la Bresso non è presidente”. Ma a uno slogan così folle e affatto umile rispose in modo giustamente surreale il M5S: “Per colpa della Bresso, Bono (candidato del loro movimento, ndr) non è Presidente”. In politica non ha senso biasimare gli avversari politici perché “hanno osato” presentarsi alle elezioni contro il tuo candidato. Non si può immaginare che tutti gli elettori di un movimento che forse si percepisce come affine per certi versi, avrebbero votato automaticamente per te in mancanza del proprio candidato di bandiera. Al contrario, chi vuole far politica deve sforzarsi di capire la società e gli elettori. Deve cercare di sedurre e convincere l’elettorato altrui, non di insultarlo o schernirlo. Passi che Piero Fassino non riesca a capire la lezione, ma se non la capiscono nemmeno i giovani del Pd, i berlusconiani godranno ancora di lunga, lunghissima vita. Immeritatamente, certo, ma con più merito di questa ombelicale classe dirigente del Pd.
Sono pienamente d’accordo sulle critiche mosse alla dirigenza del PD, che si sta dimostrando per l’ennesima volta incapace di cogliere le trasformazioni sociali e politiche del paese, arrivando sempre in ritardo.
Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle invece, ho moltissimi dubbi e tante preoccupazioni sulla possibile evoluzione di questo tipo di politica. Prima di tutto perché il Movimento politico di Grillo nasce dagli stessi germi del berlusconismo, è una diretta conseguenza dello stravolgimento subito dal sistema politico italiano in seguito alla discesa in campo di Berlusconi e delle sue tecniche di comunicazione. Grillo infatti non è l’antitesi della degenerazione politica del nostro paese, ma la sua ultima rappresentazione. Le sue tecniche comunicative, il linguaggio, i toni aggressivi e polemici, il qualunquismo, la mancanza di idee politiche precise sono caratteristiche riscontrabili anche negli altri partiti di successo in questo momento (PDL e Italia dei Valori), che non propongono una “nuova politica” ma semplicemente proseguono il solco populista e mediatico scavato da Berlusconi.
Il PD ad esempio si tiene fuori da questa logica ma allo stesso tempo non propone una valida alternativa, risultando quindi debole di fronte alla forza comunicativa degli altri partiti. L’unico movimento che secondo me si oppone a questo sistema è quello di Vendola, che presenta caratteristiche molto diverse dagli altri. Tutti gli altri non provano nemmeno a criticare le regole del gioco (palesemente falsato), ma si accontentano di sfruttare la situazione per strappare consensi a Berlusconi (senza avere il suo potere mediatico ed economico). L’attuale modello politico basato sul populismo premia chi ha il controllo dell’esposizione mediatica e penalizza gli altri, è costruito da Berlusconi attorno a sé stesso. Per questo non ha senso continuare a copiarne le tecniche, ma è necessario proporre una valida alternativa.