Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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Del resto si paga il canone per vedere “Un posto al sole” e i servizi del Tg2 sulle mode invernali, mica per essere informati.

Quando Berlusconi era premier la riforma della giustizia era una “priorità assoluta”, mentre l’economia poteva anche andare a farsi fottere (come del resto ha fatto).

Ora che non c’è più in ballo il culo del Cavaliere invece tutto è cambiato, vero? Bravo Angelino, hai vinto un biscottino!

Una tv di Stato che utilizza gli stessi parametri dei privati, abdica alla sua funzione altissima di divulgazione culturale. Ora è evidente che la cultura non paga in termini commerciali, o meglio la pubblicità non paga la cultura. Ma la Rai usufruisce del canone, deve dare un servizio pubblico, che è un suo dovere. Invece la televisione di Stato ha preferito strizzare l’occhio ai privati, ha fatto sparire le rubriche dei libri. Oggi gli unici programmi culturali in Rai, sono quelli sugli elefanti, sulle gazzelle, su rare specie di uccelli.
Andrea Camilleri
L’ennesimo servizio al telegiornale dedicato al “punto della situazione del caso Yara” mi ha dato un’idea per risolvere il problema della televisione pubblica.
Perché non mandare (via posta o via internet) ogni anno un questionario di valutazione a tutti gli abbonati RAI attraverso il quale dare un giudizio sull’operato delle reti pubbliche? Ovviamente dovrà essere gestito da una società esterna e indipendente ed essere VINCOLANTE, nel senso che i giudizi del pubblico DOVRANNO essere presi in considerazione.
C’è un problema: siamo in Italia, una partitocrazia della banane…

L’ennesimo servizio al telegiornale dedicato al “punto della situazione del caso Yara” mi ha dato un’idea per risolvere il problema della televisione pubblica.

Perché non mandare (via posta o via internet) ogni anno un questionario di valutazione a tutti gli abbonati RAI attraverso il quale dare un giudizio sull’operato delle reti pubbliche? Ovviamente dovrà essere gestito da una società esterna e indipendente ed essere VINCOLANTE, nel senso che i giudizi del pubblico DOVRANNO essere presi in considerazione.

C’è un problema: siamo in Italia, una partitocrazia della banane…

Una televisione di Stato che utilizza gli stessi parametri dei privati, abdica alla sua funzione altissima di divulgazione culturale. Ora è evidente che la cultura non paga in termini commerciali, o meglio la pubblicità non paga la cultura. Ma la Rai usufruisce del canone, deve dare un servizio pubblico, che è un suo dovere. Invece la televisione di Stato ha preferito strizzare l’occhio ai privati, ha fatto sparire le rubriche dei libri. Oggi gli unici programmi culturali in Rai, sono quelli sugli elefanti, sulle gazzelle, su rare specie di uccelli.

Andrea Camilleri

Della flebile fiamma democratica presente nel popolo italiano si è detto molto e se ne sono cercate le cause storiche e sociali per molto tempo. Il fatto è noto: gli italiani non hanno una coscienza democratica e non considerano i valori fondanti della Costituzione come valori indispensabili. Le cause sono molte, troppe.

Guardando un qualsiasi telegiornale italiano o leggendo un quotidiano a caso presente in edicola con occhio minimamente critico saltano agli occhi delle evidenze sconvolgenti. Tali evidenze sono ancora più importanti se proviamo a confrontare i canali di informazione italiani con quelli esteri. La televisione, cioè il mezzo di comunicazione attraverso cui la maggioranza degli italiani si informa, è scandalosamente afflitto da queste anomalie puramente italiane.

I TG italiani non sono costruiti con lo scopo di informare il cittadino su ciò che ha una rilevanza pubblica, su ciò che deve sapere, ma la loro struttura ha lo scopo di “intrattenere” lo spettatore, di non annoiarlo, di tenerlo attaccato al teleschermo. Il TG diventa così non un fondamentale strumento di informazione e di critica ma un bene di consumo, un programma televisivo la cui bontà si misura attraverso i dati Auditel. I TG danno al telespettatore medio (che notoriamente si informa ESCLUSIVAMENTE attraverso la televisione) un frullato di notizie ed intrattenimenti vari che sono totalmente inutili ai fini della formazione di una coscienza critica e democratica.

Lo stesso modo di porgere le notizie segue questa dinamica. I giornalisti non danno fatti, non danno informazioni, ma raccontano “storie” attraverso le parole e gli occhi degli stessi telespettatori, facendo leva sulle loro debolezze e sulle loro passioni. Ogni notizia è un prodotto da lanciare, con una clientela obiettivo da colpire e una serie di leve da manovrare per attirarne l’attenzione. Il rapimento di un bambino è un ottimo prodotto da vendere ai “genitori d’Italia”, che vanno stimolati e tenuti attaccati al televisore magari intervistando dei parenti in lacrime, mostrando una culla vuota e condendo il tutto con abbondante retorica e con una attenta scelta dei termini (“strappato dalle mani della madre” è più incisivo di “rapito”). E’ marketing, puro marketing.

Se l’obiettivo è quello di in-trattenere il telespettatore medio è evidente come tutta una serie di contenuti (o prodotti) scomodi e indigesti al telespettatore vengono eliminati o limitati. Ci sono cose che i cittadini DEVONO sapere ma che non hanno voglia di sapere, notizie che obbligano il telespettatore ad attivare il cervello e a smuovere una seria attività critica. Ma sono allo stesso tempo notizie che allontanano le casalinghe, che scoraggiano i ragazzini, che fanno scendere l’audience. Sono pillole amare che rinforzano lo scheletro democratico degli italiani, ma che i media non hanno alcun interesse a somministrare.

Non ultimo il ben noto conflitto d’interessi tra informazione e una parte della politica (su cui si è scritto e si potrebbero scrivere centinaia di libri), interessata a plasmare dei telespettatori qualunquisti e non dei cittadini critici, immuni al virus del populismo mediatico. Nelle dittature classiche esisteva la propaganda di Stato e la scuola di regime, il cui compito era quello di formare le nuove generazioni sui valori e i principi totalitari; oggi la televisione fa tutto questo in modo più subdolo, plasmando giorno dopo giorno una società superficiale e disinteressata, manipolabile facilmente per fini politici ed economici. 

P.s. Su illuminazione di Michele Loporcaro e del suo libro “Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani”.

Tra il 14 e il 20 marzo, dunque in piena par condicio, il Pdl ha ricevuto una esposizione incomparabilmente più elevata rispetto alle altre formazioni politiche in tutti i telegiornali della Rai e di Mediaset. Poco spazio alla Lega, scampoli per i partiti dell’opposizione e praticamente assenti quelli minori. Al di là delle sanzioni comminate da Agcom, il problema è che oggi gran parte dei cittadini si formano una opinione sui fatti principali e l’operare della politica attraverso i mezzi di informazione. In Italia, con un ruolo preponderante della televisione.

Assurdo. Un vero e proprio spot elettorale senza contradditorio.

Vorrei sapere da Minzolini quando sarà il caso di manifestare in difesa della libertà di stampa. Forse quando verranno emanate leggi liberticide come nel ventennio? A quel punto sarà inutile (e vietato per legge) manifestare. Eppure è evidente che la situazione italiana sia profondamente a rischio, soprattutto con Berlusconi al governo (e a dirlo non siamo solo noi italiani).

Minzolini però a questo non pensa. Anzi, forse Minzolini non pensa. Punto.

1. Catturare le simpatie del mondo politico e stipulare buoni rapporti con la criminalità organizzata
2. Erigere un impero mediatico controllato direttamente o indirettamente dai propri figli o da uomini di fiducia
3. Fondare un proprio partito politico e candidarsi alla presidenza del consiglio
4. Una volta eletto utilizzare il proprio impero mediatico per mantenere il potere e per plasmare l’opinione pubblica, soprattutto attraverso le televisioni nazionali di proprietà e quelle pubbliche controllare dal proprio governo
5. Epurare gli elementi che non accettano di sottomettersi al nuovo corso e sostituirli con uomini di fiducia
6. Utilizzare i propri media per colpire e denigrare gli elementi ostili, deviando l’opinione pubblica
7. Avviare cause milionarie contro gli elementi che non si è riuscito ad eliminare al punto precedente, i quali (a nostra differenza) non sono in grado di sostenere i costi e i tempi di un lungo processo
8. Attaccare pubblicamente la stampa e gli organi internazionali che osano criticare il nostro operato.

Ah, quasi dimenticavo: è fondamentale avere un patrimonio personale stimabile in alcuni miliardi di €.