Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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Buon articolo di Adriano Sofri, che mette in risalto alcune grosse lacune della nostra Costituzione. La prima è l’impossibilità di abrogare per via referendaria progetti frutto di accordi internazionali (come la TAV); la seconda è l’impossibilità di indire referendum consultivi dotati di carattere vincolante.

Insomma, l’ennesima prova che la Costituzione andrebbe rivista profondamente per adattarla al nuovo millennio. E’ assurdo che nel 2012 il popolo sovrano non possa esprimersi direttamente su questioni rilevanti come la TAV, delegando il compito solo alla classe politica eletta.

Non vorrei dire una cazzata (se c’è qualche studente di giurisprudenza a zonzo per tumblr lo prego di correggermi in caso di errore) ma se non ricordo male non sono ammissibili i quesiti referendari che mirano ad abrogare delle leggi indispensabili per lo Stato, perché questo porterebbe ad un vuoto legislativo su delle questioni fondanti.

La legge elettorale è una di queste leggi. Non la puoi abrogare e lasciare il paese senza norme che regolano l’esercizio stesso della democrazia, in attesa che prima o poi il Parlamento ne approvi un’altra. È come abbattere un muro portante di una casa senza averne eretto prima uno nuovo di fianco.

Possibile che il comitato promotore non abbia pensato a questa cosa?

Visto che a quanto pare siamo tutti favorevoli all’eliminazione dei privilegi della Chiesa, perché non proporre un bel referendum per l’abolizione del Concordato Stato-Chiesa? Sulla vittoria del “si” io però non ci metterei la mano sul fuoco…

mizaralcor:

In alto il Quorum

Sarà un caso che il crollo vertiginoso della partecipazione popolare ai referendum coincide perfettamente con l’era berlusconiana?
Più che altro lo spero, visto che da questa “palude” sembra che il popolo sia uscito. 

Qualcuno spiega a Bersani che una sconfitta di Berlusconi NON equivale ad una vittoria del PD?
I casi di Pisapia e di De Magistris non gli hanno insegnato nulla?

ringoworld:

Il voto è un diritto, quindi se uno vuole andare al seggio ha tutto il diritto di farlo. Non è un dovere, perché se uno non si sente rappresentato nel suo collegio elettorale o a livello nazionale da un qualche candidato - se anche non riuscisse a trovarne uno meno peggio degli altri -, ha tutto il diritto di non andare a votare. Lo stesso vale per i referendum popolari (il concetto per cui votare è un diritto, ma non un dovere) e la storia potrebbe anche chiudersi qua.

Ma c’è dell’altro. C’è che tra chi è andato a votare “sì, sì, sì, sì” ai quesiti di questo week end, non si è trattenuto e ha dovuto per forza esprimere tutta la sua cattiveria. Quattro sì per dire “vaffanculo”, per dire “crepa bastardo”, per dire “muori stronzo”. In Italia la democrazia non è salda, perché non è alimentata a rispetto. Ma ad odio. 

Se uno non si sente rappresentato o non sa cosa votare, deve andare alle urne e consegnare la scheda bianca. Scegliere di non esercitare un diritto è un diritto, ma considerare il non voto come un voto alternativo è assurdo.

Rispetto? Ma dove siete stati negli ultimi due decenni? Dove eravate quando Berlusconi insultava gli elettori dandogli dei “coglioni” o dei decerebrati? Dove eravate quando accusava chiunque di essere comunista e fomentava l’odio verso gli uomini di sinistra? Dove eravate quando denigrava le istituzioni democratiche e la Costituzione?
“Chi semina vento raccoglie tempesta”, e chi ha seminato il vento non è di certo chi oggi reagisce rabbiosamente allo schifo dilagante nella nostra società. 

Il referendum si avvicina e le cazzate fioccano. Ovunque spuntano sedicenti esperti in diritto che affermano con aria saccente che “il decreto Ronchi sulla privatizzazione della gestione idrica in realtà NON PRIVATIZZA L’ACQUA ma solo la sua gestione”, aggiungendo con aria altezzosa che “la proprietà dell’acqua RIMANE PUBBLICA”.

Wow! La proprietà dell’acqua rimane pubblica! Allora dobbiamo essere tutti felici!
Ovviamente no. Al cittadino non interessa se la proprietà dell’acqua è formalmente pubblica o privata. Il cittadino di fatto ACQUISTA un servizio e PAGA proporzionalmente alla quantità di acqua utilizzata. Con la privatizzazione il cittadino pagherà tale servizio direttamente ad un’azienda privata, la quale aumenterà le bollette per coprire i costi di gestione e per garantirsi un margine di utile. Quindi, di fatto, chi gestisce l’acqua e ne determina il prezzo LA POSSIEDE.

Ma forse questa gente non ha in mente cosa sia un bene pubblico. Quindi ecco un piccolo appunto preso da wikipedia:

Nell’ambito del diritto, il termine pubblico identifica un bene materiale o immateriale accessibile a tutte le persone senza condizioni, in opposizione a ciò che è di proprietà di un privato, e che è mantenuto e protetto a servizio e godimento della collettività senza l’ingerenza di interessi privati.

Restiamo in attesa dell’ennesima cazzata referendaria.

In 15 lunghi anni non siamo riusciti nemmeno a costruire la terza corsia della Salerno-Reggio Calabria, una semplice corsia di una semplicissima autostrada. Provate a pensare a cosa potrebbe accadere con un progetto mille volte più delicato, costoso e pericoloso come quello relativo alla costruzione di centrali nucleari.
Ecco. Benvenuti in Italia.

Secondo alcuni eminenti esponenti del fronte del “NO” l’abolizione delle due norme sulla privatizzazione dell’acqua provocherà in Italia “la fine dell’economia liberale”.

Ora, io posso capire che ci siano forti interessi in ballo e che un po’ di retorica in politica non fa mai male, ma questa è semplicemente una cazzata immensa.


Uno dei presupposti di un’economia liberale è la presenza di un mercato libero e concorrenziale, cosa che nel caso della gestione degli impianti idrici non può avvenire. Il motivo è semplice: l’acqua non si può liberalizzare come il telefono o il gas, non si possono avere più concorrenti a spartirsi gli utenti di uno stesso comune e a farsi concorrenza. L’impianto idrico è uno solo (un privato cittadino non può decidere di affidarsi ad un’azienda idrica a sua scelta e allacciare la propria abitazione ad una rete idrica a parte) di conseguenza viene gestito in modo monopolistico dall’unica azienda (privata o pubblica) che lo ha in gestione. 

Credo che il fronte del NO sarebbe più coerente ammettendo le vere ragioni del loro voto:

  • Creare un nuovo redditizio mercato per le lobby dell’acqua privata, assicurandosi una parte degli introiti e soprattutto ottenendo importanti spinte economiche in fase elettorale
  • Fregarsene dei diritti dei cittadini e smantellare l’ennesimo frammento di Stato sociale