Della flebile fiamma democratica presente nel popolo italiano si è detto molto e se ne sono cercate le cause storiche e sociali per molto tempo. Il fatto è noto: gli italiani non hanno una coscienza democratica e non considerano i valori fondanti della Costituzione come valori indispensabili. Le cause sono molte, troppe.
Guardando un qualsiasi telegiornale italiano o leggendo un quotidiano a caso presente in edicola con occhio minimamente critico saltano agli occhi delle evidenze sconvolgenti. Tali evidenze sono ancora più importanti se proviamo a confrontare i canali di informazione italiani con quelli esteri. La televisione, cioè il mezzo di comunicazione attraverso cui la maggioranza degli italiani si informa, è scandalosamente afflitto da queste anomalie puramente italiane.
I TG italiani non sono costruiti con lo scopo di informare il cittadino su ciò che ha una rilevanza pubblica, su ciò che deve sapere, ma la loro struttura ha lo scopo di “intrattenere” lo spettatore, di non annoiarlo, di tenerlo attaccato al teleschermo. Il TG diventa così non un fondamentale strumento di informazione e di critica ma un bene di consumo, un programma televisivo la cui bontà si misura attraverso i dati Auditel. I TG danno al telespettatore medio (che notoriamente si informa ESCLUSIVAMENTE attraverso la televisione) un frullato di notizie ed intrattenimenti vari che sono totalmente inutili ai fini della formazione di una coscienza critica e democratica.
Lo stesso modo di porgere le notizie segue questa dinamica. I giornalisti non danno fatti, non danno informazioni, ma raccontano “storie” attraverso le parole e gli occhi degli stessi telespettatori, facendo leva sulle loro debolezze e sulle loro passioni. Ogni notizia è un prodotto da lanciare, con una clientela obiettivo da colpire e una serie di leve da manovrare per attirarne l’attenzione. Il rapimento di un bambino è un ottimo prodotto da vendere ai “genitori d’Italia”, che vanno stimolati e tenuti attaccati al televisore magari intervistando dei parenti in lacrime, mostrando una culla vuota e condendo il tutto con abbondante retorica e con una attenta scelta dei termini (“strappato dalle mani della madre” è più incisivo di “rapito”). E’ marketing, puro marketing.
Se l’obiettivo è quello di in-trattenere il telespettatore medio è evidente come tutta una serie di contenuti (o prodotti) scomodi e indigesti al telespettatore vengono eliminati o limitati. Ci sono cose che i cittadini DEVONO sapere ma che non hanno voglia di sapere, notizie che obbligano il telespettatore ad attivare il cervello e a smuovere una seria attività critica. Ma sono allo stesso tempo notizie che allontanano le casalinghe, che scoraggiano i ragazzini, che fanno scendere l’audience. Sono pillole amare che rinforzano lo scheletro democratico degli italiani, ma che i media non hanno alcun interesse a somministrare.
Non ultimo il ben noto conflitto d’interessi tra informazione e una parte della politica (su cui si è scritto e si potrebbero scrivere centinaia di libri), interessata a plasmare dei telespettatori qualunquisti e non dei cittadini critici, immuni al virus del populismo mediatico. Nelle dittature classiche esisteva la propaganda di Stato e la scuola di regime, il cui compito era quello di formare le nuove generazioni sui valori e i principi totalitari; oggi la televisione fa tutto questo in modo più subdolo, plasmando giorno dopo giorno una società superficiale e disinteressata, manipolabile facilmente per fini politici ed economici.
P.s. Su illuminazione di Michele Loporcaro e del suo libro “Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani”.
Bisogna dare atto al Giornale di avere degli ottimi professioni nella propria redazione. Per scrivere un articolo così pregno di bassa retorica, di insulti, di strumentalizzazioni politiche e linguistiche ci vuole davvero una capacità innata. Era dai tempi del ventennio che non si assisteva ad articoli del genere.
L’intento è chiaro: Mentana è un personaggio scomodo, è un giornalista (non un mercenario) che ha avuto il coraggio di andarsene da Mediaset quando lo share e gli ordini dall’alto avevano più importanza dell’informazione giornalistica. Rappresenta il traditore, l’infame, il Giuda da lapidare in pubblico per aver dimostrato cosa significa essere dei veri giornalisti.