Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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Il Darwin Award non glielo toglie nessuno.

It’s the evolution.

Certo che scambiare il governo Monti per un governo “comunista” è davvero desolante. Mi piacerebbe che quel tassista con in mano il cartello fosse catapultato improvvisamente nell’Ucraina dei primi anni Trenta o nella Budapest del 1956.
Così, giusto per fargli capire il vero significato della parola “comunista”.

Certo che scambiare il governo Monti per un governo “comunista” è davvero desolante. Mi piacerebbe che quel tassista con in mano il cartello fosse catapultato improvvisamente nell’Ucraina dei primi anni Trenta o nella Budapest del 1956.

Così, giusto per fargli capire il vero significato della parola “comunista”.

Mi piacerebbe sapere qual’è, secondo Repubblica, la rilevanza pubblica di questa “notizia” visto che l’hanno piazzata come prima notizia sul loro sito. E’ semplicemente un fottuto fatto di cronaca locale, una tragedia personale che non ha nessuna implicazione pubblica. In pratica non è una notizia da quotidiano nazionale, tanto meno da prima pagina.

Eppure eccola lì, in bella vista, pronta a far indignare l’italiano medio e a farlo arrivare alle solite conclusioni semplicistiche intrise di pregiudizi. “Eh, ma a Roma la situazione è fuori controllo ormai“… “Sti giovani ormai non li controlla più nessuno“… e cazzate del genere.

Thanks Repubblica. 

Ma quelli vestiti di nero, armati di casco e mazze che si infiltravano nelle manifestazioni pacifiche di sinistra per mandarle a rotoli non erano i fascisti? Strane similitudini…
Cattivi maestri.

animella:

“Auguro a tutti i pacifisti e perbenisti di guidare una rivoluzione non violenta e vincerla sventolando i fiori. Nel frattempo se puoi votare ringrazia le suffragette che hanno lottato, se puoi parlare ringrazia i partigiani che hanno sparato, se puoi scioperare ringrazia gli operai che hanno caricato, se conosci la parola libertà ringrazia i francesi che hanno assaltato.”

Originale questa assimilazione della parola “lotta” con la parola “violenza”. La lotta è solo violenta quindi? Non direi. La lotta è fatta di obiettivi e di principi da difendere o da conquistare. Il ricorso alla violenza è solo l’ultimo dei mezzi possibili, quando ogni altra strada è impossibile (come nel caso dei Partigiani e della Rivoluzione Francese). 

Le suffragette hanno ottenuto il suffragio universale senza uccidere o distruggere. Lo Statuto dei lavoratori è stato ottenuto a forza di scioperi pacifici e non di certo ammazzando qualche magistrato. Gandhi ha ottenuto l’indipendenza dell’India in modo pacifico. Il problema è che non tutti hanno il coraggio e la forza di agire pacificamente. La violenza è sempre la strada più semplice, quella che non richiede una mente pensante ma solo muscoli e rabbia.

(via sottoitigli)

Più volte in passato ho espresso i miei dubbi sull’utilità delle classiche manifestazioni “a corteo” nell’Italia del XXI secolo. Oggi non posso che confermare i miei dubbi.Nell’era della comunicazione di massa, della perenne connessione ad internet, dei social network, della tecnologia informatica di massa è necessario ripensare e rifondare i metodi di protesta, adattarli ai cambiamenti della società. 

Per fare questo però bisogna prima di tutto capire qual è il vero OBIETTIVO di una manifestazione come quella di ieri a Roma. Costringere il governo alle dimissioni? Sensibilizzare l’opinione pubblica? Dare il via ad una mobilitazione popolare duratura? Non si sa, e probabilmente non lo sanno nemmeno i promotori (come dimostrano le enormi lacune organizzative). Troppi italiani sono ancora convinti che scendere in piazza sia il fine della protesta e non un semplice mezzo per ottenere un risultato. Un atteggiamento simile aveva senso nel 1968, ma non oggi.

Una volta definito l’obiettivo bisogna capire come raggiungerlo. Un corteo pacifico che attraversa la città è uno splendido momento di partecipazione popolare, ma non ottiene risultati. Prima di tutto perché il rischio di strumentalizzazioni e infiltrazioni violente è molto alto (come dimostrano i fatti di ieri); in secondo luogo perché rappresenta un momento di protesta passeggero, che termina con il corteo stesso e non lascia nulla di concreto; ultimo perché la sua efficacia dipende totalmente dalla risonanza mediatica che ottiene, quindi dai media spesso collusi con il potere.

Che fare quindi? In Italia tendiamo a ridurre le possibilità di protesta ai due estremi: o corteo pacifico oppure violenza distruttrice e rabbiosa contro le istituzioni. Ovviamente non è così. Esistono molti altri metodi di protesta già sperimentati (con successo) e altrettanti aspettano di essere “inventati”. Il sit-in degli indignados a Madrid ne è un esempio: reinventare un metodo di protesta passiva e pacifica già utilizzato in passato, sfruttando le capacità delle nuove tecnologie per diffonderne il messaggio. Oltre a questo esistono molti altri strumenti di protesta, la cui riuscita però in ogni caso dipende da una attenta progettazione. Non mi aspetto che centinaia di migliaia di persone si riuniscano in una piazza per decidere che fare, perché semplicemente sarebbe utopico. Mi aspetto però che chi ha le capacità, il tempo e l’autorità per organizzare i movimenti di protesta metta da parte le convinzioni ideologiche vecchie di mezzo secolo e operi per raggiungere un obiettivo preciso, qualunque esso sia. 

Commento molto interessante, che mette cinicamente in risalto le fondamenta rabbiose ma (purtroppo) strategicamente fragili su cui si basa l’attuale protesta. 

Il commento finale è inoltre secondo me freddo, distaccato ma ineccepibile:

Per concludere, forse dirò un’eresia, ma per tutte queste ragioni temo che la manifestazione di piazza non sia più un formato della protesta che in Italia può funzionare, e non solo per gli studenti. Il sistema mediatico soffoca l’eco di queste contestazioni, che devono cambiare codici, strumenti e linguaggi per essere percepibili. Altrimenti avremo una nuova debacle, come quella forse letale dell’Onda: bastano dieci minuti in TV e mezza giornata a Roma per buttare all’aria due anni di lavoro e chissà quante e quali speranze di cambiamento per questo Paese.

Purtroppo temo che il punto di non ritorno sia già stato oltrepassato. Sono saltati gli schemi, la frustrazione ha preso il sopravvento, la rabbia ha scalzato la ragione, la disperazione ha inghiottito la speranza. Come dargli torto, del resto? Ci vorrebbe una guida, come è accaduto in passato, in grado di incanalare questa rabbia e di renderla costruttiva, di trasformarla positivamente. Inutile dire che questa guida non c’è e probabilmente non ci sarà mai.

Io sono sicuro che il sindaco Gianni Alemanno è in buona fede quando si allarma per i nazisti che a Roma vanno in giro accoltellando i gay e mettendo bombe carta nei loro luoghi d’incontro.

Forse, tuttavia, sarebbe più credibile se non nominasse al vertice di un’importante azienda comunale un’ex testa rasata che nell’89 (non negli anni ‘70) è stato condannato a 4 anni e mezzo per tentato omicidio di due giovani di sinistra, e ancora nel ‘94 aveva in casa pistole e tirapugni.