Massima gratitudine ai noti statisti per avere spiegato agli studenti anti-Gelmini che cosa il governo si aspetta dalla loro manifestazione di martedì: il sangue. Per questo la banda avanza proposte impraticabili: vietare le piazze a persone incensurate con provvedimenti da stadio, minacciare i tribunali per cambiare le sentenze a proprio uso e consumo, arrestare preventivamente qualcuno perché Gasparri pensa che potrebbe commettere reati, cazzate così. Roba che una persona normale si vergognerebbe non dico di enunciarla, ma pure di pensarla. Però utilissima a soffiare sul fuoco, nella speranza che domani si scateni il caos, magari con l’aiuto di qualche reduce di quella manovalanza della violenza da sempre pronta a “destabilizzare per stabilizzare”. Chi gli farà questo regalo sa fin d’ora che non solo la porcata Gelmini, ma altre e ancor peggiori porcate verranno grazie a quella violenza. Chi invece vuole contrastare il regime sa quel che deve fare: il contrario di quel che si aspetta il regime. Una manifestazione oceanica e pacifica, addirittura beffarda nella sua imperturbabile legalità. Un corteo dove non solo non si lancia nulla, ma magari si raccattano cicche e cartacce per gettarle nel più vicino cassonetto. L’ideale sono migliaia di giovani che sventolano la Costituzione in faccia a chi la calpesta.
In ogni battaglia c’è chi, accecato dall’odio e dalla foga, si lancia disperatamente e caoticamente contro il nemico (perdendo miseramente) e chi usa l’astuzia, sfrutta i punti deboli dell’avversario e colpisce al momento giusto e nel punto giusto (vincendo). Compito del nemico è provocare i primi per mettere a tacere i secondi. Speriamo non ci riescano anche questa volta.
Occupazioni pacifiche, lezioni in piazza, scioperi della fame, assemblee spontanee e una serie pressoché infinita di piccole iniziative in grado di smuovere l’opinione pubblica, di creare empatia tra gli studenti e la massa di cittadini politicamente inermi.
Questa è la giusta ricetta con cui ottenere due risultati fondamentali:
Commento molto interessante, che mette cinicamente in risalto le fondamenta rabbiose ma (purtroppo) strategicamente fragili su cui si basa l’attuale protesta.
Il commento finale è inoltre secondo me freddo, distaccato ma ineccepibile:
Per concludere, forse dirò un’eresia, ma per tutte queste ragioni temo che la manifestazione di piazza non sia più un formato della protesta che in Italia può funzionare, e non solo per gli studenti. Il sistema mediatico soffoca l’eco di queste contestazioni, che devono cambiare codici, strumenti e linguaggi per essere percepibili. Altrimenti avremo una nuova debacle, come quella forse letale dell’Onda: bastano dieci minuti in TV e mezza giornata a Roma per buttare all’aria due anni di lavoro e chissà quante e quali speranze di cambiamento per questo Paese.
Purtroppo temo che il punto di non ritorno sia già stato oltrepassato. Sono saltati gli schemi, la frustrazione ha preso il sopravvento, la rabbia ha scalzato la ragione, la disperazione ha inghiottito la speranza. Come dargli torto, del resto? Ci vorrebbe una guida, come è accaduto in passato, in grado di incanalare questa rabbia e di renderla costruttiva, di trasformarla positivamente. Inutile dire che questa guida non c’è e probabilmente non ci sarà mai.
Cos’è che spinge una persona, fino a prova contraria un essere umano in uniforme, a comportarsi da animale? Come si fa a prendere talmente tanto sul serio il proprio lavoro da tirare calci con tanta rabbia ad una persona disarmata e inerme?
Come si collega tutta quella rabbia, quella convinzione, quella ferma e precisa presa di posizione a qualcosa che non è nient’altro che una professione? Come si fa a tentare di annichilire la volontà di un altro essere umano che manifesta per difendere il proprio lavoro, il proprio futuro, o comunque qualcosa in cui crede, in cambio di uno stipendio da fame e poco più?
Mi domando, senza darmi alcuna risposta, per quale motivo un poliziotto si sente in dovere di comportarsi in quel modo.
Non è senza risposta. La risposta è, come sempre, nei lavaggi del cervello. Lo sbirro non picchia per lo stipendio. Lo sbirro picchia perchè ogni santo giorno gli viene inculcato che la massa è il male, i manifestanti non esistono. Esistono i disobbedienti. Chiunque sia in strada non sta difendendo un diritto, al poliziotto neanche interessa sapere per cosa si manifesta. Gli insegnano che sono persone che non hanno un cazzo da fare, che vogliono distruggere, che sicuramente li attaccheranno. Nel “Manuale della Polizia”, che è la bibbia degli sbirri su cui si basa la loro preparazione, una folla è definita come “mostro senza capo nè coda che agisce spinto dalla violenza con intenti di distruzione”.
Ogni singolo giorno gli insegnano che portare quella divisa fa di loro qualcosa di superiore. Che non esistono se e ma. Esiste la ragione e il torto. E loro hanno ragione. Perchè sono la legge, perchè hanno una divisa. Perchè sono armati.
Diversi studi psicologici condotti nei vari anni hanno dimostrato che per la carriera militare in generale vengono scelte persone con un basso Q.I, preferibilmente senza cultura e poco intelligenti. Quelle più facilmente maniponabili, quelle che non hanno insomma spirito critico e che non hanno una morale “salda”, questo gli permette di non avere niente da obbiettare quando gli vengono assegnati i compiti.
Dire ACAB è forse una generalizzazione da ignorante, eppure se vai a studiare a fondo come nasce e viene gestita la questione degli addestramenti capisci che non è poi solo un modo di dire.
Esiste uno splendido film, che si chiama “The experiment” basato su una ricerca condotta da P. Zimbardo. Questa spiega i processi psicologici che sottostanno al “sentirsi superiori” grazie al fatto di indossare una divisa e agli atteggiamenti di violenza gratuita che i militari fanno sui civili. L’esperimento fu interrotto perchè si passò il limite e i risultati ottenuti sono in linea con quanto successo nella prigione di Abu Ghraib.
Vergognoso.
Non ci sono altre parole per definire questo schifo.
La cosa peggiore è che l’opinione pubblica crederà alle versioni ufficiali, mentre la verità (come a Bolzaneto) verrà insabbiata.