Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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Ricordare un fatto tragico non serve, come molti potrebbero pensare, a fare in modo che tale tragedia non si ripresenti più ma a costruire e consolidare un mito popolare. Ogni ricorrenza storica legata ad una delle tante tragedie compiute dall’uomo non mira a ricordarci la disumana esperienza della violenza, della morte e dell’odio ma a riportarci alla mente ciò che è considerato giusto e cosa non lo è, cosa è bene e cosa è male. Si tratta di distinzioni puramente arbitrarie, relative alla cultura e quindi non assolute.

Ad esempio il giorno della memoria non serve a ricordare a tutti l’assurdità della guerra, delle discriminazioni razziali e il rispetto più totale della vita umana ma più semplicemente a ricordarci chi sono i cattivi (i nazisti) e chi sono i buoni (gli ebrei e coloro che li aiutarono). Lo stesso è applicabile ad ogni altro evento storico, come le foibe.

Una repubblica fondata sul mito della resistenza nazi-fascista non può ricordare un fatto tragico come le foibe (commesso da partigiani comunisti slavi nei confronti di cittadini italiani), perché comprometterebbe la fondazione mitica dello stato stesso. Non è possibile infatti mettere in dubbio l’ideale astratto che vede il buono, giusto e democratico partigiano contrapposto allo sporco fascista, perché questo incrinerebbe le fondamenta stesse della nostra Costituzione. Esistono assassini di serie A e assassini di serie B, tragedie che vanno ricordate e altre che vanno dimenticate, tutto in nome di un mito fondativo.

Forse resterà solo una utopia la nascita di una società basata sul totale ripudio della violenza (in ogni sua forma) e sul rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo senza assurde contraddizioni. 

O almeno questo è quello che si percepisce dagli organi di informazione.

Ah già, ieri c’era il derby Milan-Inter. Date al popolo lo sport e le tragedie ed esso sarà felice.