Un blasfemo

Cinico, misantropo, polemico e testardo. Per quanto riguarda i difetti invece non saprei che dire.
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ze-violet:

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Quali sono le soluzioni alternative? Io sinceramente non ne vedo. A meno che i greci non vadano dai creditori per dirgli…

eccallà, il E TU COSA PROPONI in versione soft… :(

no, non sono SOLO io…

Ho letto e ho constatato che l’unica alternativa proposta all’assecondare l’UE e la BCE è quella di non pagare i creditori, andare in default e ricominciare da capo (come l’Argentina) con la dracma. C’è solo un problema: la Grecia non è l’Argentina. Mentre l’Argentina ha enormi risorse naturali da sfruttare e con cui ricostruire la propria economia, la Grecia dipende in tutto e per tutto dalle relazioni con l’economia degli altri paesi europei. Di certo non si riprenderebbero come in Argentina e la crisi che affronterebbero sarebbe molto più grave.

In ogni caso torniamo alle due possibilità iniziali. A questo punto spetta al popolo greco scegliere tra le due sciagure, scommettendo su quella che giudicano meno suicida. Di certo tornare alla dracma, uscire dall’EURO e rinunciare ai finanziamenti esteri non sarà meno doloroso, questo è poco ma sicuro.

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Se la Grecia rimane nell’Euro e accetta le indicazioni di BCE e FMI potrà ottenere crediti per la futura ricostruzione,…

per rimanere nell’Euro devono ammazzare un tot di greci e deprimergli ulteriormente tutto il mercato-sviluppo-voglia di vivere possibile e futuribile, quindi

 potrà ottenere crediti per la futura ricostruzione

ricostruire per chi?

Quali sono le soluzioni alternative? Io sinceramente non ne vedo. A meno che i greci non vadano dai creditori per dirgli “Dai, facciamo finta di niente e i soldi che ci avete prestato non ve li diamo più. Però amici come prima, eh!”… ma dubito che potrebbe funzionare.

Sul serio, quali sono le alternative possibili? 

ze-violet:

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Mi rattrista leggere queste dichiarazioni, perché mi convincono sempre più del fatto che per la Grecia e per i greci non…

il male minore rispetto a cosa? Cthulhu? l’Armageddon totale?

Se la Grecia rimane nell’Euro e accetta le indicazioni di BCE e FMI potrà ottenere crediti per la futura ricostruzione, aiuti economici dall’UE, sfruttare la forza di una moneta come l’Euro e poter commerciare liberamente con tutti i paesi della zona euro.

Se la Grecia decide di non pagare i suoi debiti uscirà dall’UE, tornerà alla dracma (moneta che sul mercato globale non varrebbe una cippa, svalutando all’inverosimile le esportazioni e le importazioni), non otterrà più finanziamenti dalla BCE e dal FMI (se non a tassi di interesse astronomici) e dovrà ricostruire una economia che oggi non produce una mazza. Praticamente la Grecia diventerebbe un paese del terzo mondo, in tutto e per tutto, visto che non ha una economia autonoma e in grado di resistere se non all’interno di un contesto di libero scambio.

E’ una merda, lo so… ma purtroppo è così. 

Che bello essere in un paese dove tutti parlano di riforme ma nessuno le mette in pratica. Siamo formalmente un paese in continuo cambiamento, sostanzialmente la solita merda.

L’Italia si trova in una situazione economica e finanziaria a dir poco catastrofica, ma l’atteggiamento del mondo politico e del popolo non cambia. Il populismo dilaga, le proposte palliative si moltiplicano, ma nessuno vuole realmente prendere la pillola rossa per scoprire “quant’è profonda la tana del bianconiglio” (Matrix docet).

Trovo ridicole ma soprattutto ipocrite proposte “simboliche” come quelle relative al taglio delle province e del numero dei parlamentari, della diminuzione dei privilegi della “casta” o dell’introduzione di una tassa una tantum per i redditi alti. Tutte proposte che isolate dal contesto sarebbero assolutamente legittime e positive, ma che nell’Italia odierna assumono una connotazione grottesca.

Parliamo infatti di una nazione messa in ginocchio da due grandi fenomeni distruttivi come l’evasione fiscale e la criminalità organizzata che si preoccupa di questioni marginali ed economicamente irrilevanti come “quanto pagano i parlamentari alla mensa di Montecitorio”. Come un malato terminale si chiede se le sue unghie sono abbastanza curate per non pensare all’inevitabile fine, così noi ci occupiamo di questioni inutili per distogliere lo sguardo dal futuro sempre più scuro.

In questo tracollo sociale i burattinai sono senza dubbio mass media e poteri forti, ma gran parte della responsabilità va alla società civile, ai “cittadini”, al popolo bue che nel XXX millennio non è ancora padrone del proprio destino. Come scrisse e cantò Fabrizio De André molti anni fa:

Se avete preso per buone | le «verità» della televisione, | anche se allora vi siete assolti | siete lo stesso coinvolti. 

Secondo alcuni eminenti esponenti del fronte del “NO” l’abolizione delle due norme sulla privatizzazione dell’acqua provocherà in Italia “la fine dell’economia liberale”.

Ora, io posso capire che ci siano forti interessi in ballo e che un po’ di retorica in politica non fa mai male, ma questa è semplicemente una cazzata immensa.


Uno dei presupposti di un’economia liberale è la presenza di un mercato libero e concorrenziale, cosa che nel caso della gestione degli impianti idrici non può avvenire. Il motivo è semplice: l’acqua non si può liberalizzare come il telefono o il gas, non si possono avere più concorrenti a spartirsi gli utenti di uno stesso comune e a farsi concorrenza. L’impianto idrico è uno solo (un privato cittadino non può decidere di affidarsi ad un’azienda idrica a sua scelta e allacciare la propria abitazione ad una rete idrica a parte) di conseguenza viene gestito in modo monopolistico dall’unica azienda (privata o pubblica) che lo ha in gestione. 

Credo che il fronte del NO sarebbe più coerente ammettendo le vere ragioni del loro voto:

  • Creare un nuovo redditizio mercato per le lobby dell’acqua privata, assicurandosi una parte degli introiti e soprattutto ottenendo importanti spinte economiche in fase elettorale
  • Fregarsene dei diritti dei cittadini e smantellare l’ennesimo frammento di Stato sociale
Berlusconi dichiara “Non c’è alternativa al governo”.
Non sapevo che fosse un suo compito trovare un’alternativa a sé stesso.

Che casualità. Il presidente dell’INPS è un certo Antonio Mastrapasqua, nominato da Tremonti nel 2008, che casualmente manipola e gonfia i dati sui falsi invalidi per far scattare l’allarme generale sulle “spese improduttive”. Sembra quasi che il signora Mastrapasqua lo abbia fatto proprio per compiacere il ministro Tremonti, voglioso di dare l’ennesima sforbiciata alla “improduttiva” spesa sociale in Italia.

Tremonti sa bene che in Italia il discorso dei “falsi invalidi” è ormai diventato un luogo comune, come la nullafacenza degli impiegati pubblici e la pigrizia dei neolaureati. Basta evocarlo per scatenare il disgusto nell’Italiano medio. I dati reali però mostrano una realtà molto diversa, ma da quando la realtà conta qualcosa nella politica italiana? 

La distruzione porta a un’esplosione di prosperità che, come la Germania postbellica illustra, è alimentata non dall’abbondanza di materie prime o di alcunché di stabile e dato, ma dallo stesso processo di produzione e di consumo. Nelle condizioni moderne, non la distruzione, ma la conservazione appare come una rovina perché la durata degli oggetti conservati è il maggior impedimento al processo di ricambio, la cui costante accelerazione è la sola costante che rimanga valida quando tale processo abbia luogo.

Hannah Arendt - Vita activa. La condizione umana (1958)

La distruzione per il capitalismo è ricchezza, è un’opportunità. Per l’uomo comune la rottura di un oggetto è un problema, per il capitalismo è un possibile affare. Ogni opera distruttiva, ogni guerra, ogni spreco è in realtà ricchezza potenziale.
Questo è il meccanismo che fa girare il mondo.