Da interviste che ho fatto e che tra l’altro sono storie che usciranno su L’Espresso di venerdì, buona parte di queste persone, dei tunisini, direi un buon 90%, sono persone che hanno familiari in Francia. In qualche caso si tratta dei genitori o del padre, oppure del fratello, oppure del cugino. In Tunisia c’è una situazione di crisi dovuta alla caduta del regime. Alcune di queste persone lavoravano in Libia, e dalla Libia sono dovute scappare. Ebbene i familiari francesi hanno invitato queste persone a un periodo di attesa di tempi migliori o di ricerca di lavoro in Francia. Alcune di queste persone hanno provato a chiedere un visto per una visita familiare in Francia. Ma i consolati francesi concedono i visti ai cittadini tunisini e anche ai cittadini di altri paesi al di fuori dell’Unione Europea, soltanto dimostrando di avere un reddito molto alto e la possibilità di pagarsi l’assistenza sanitaria da soli etc. Gli stessi criteri che usa l’Italia per selezionare la concessione dei visti. Di fronte all’impossibilità di avere un visto regolare, le persone sono ricorse a questo viaggio irregolare, anche molto pericoloso per entrare in Europa.
solo la punta dell’iceberg
Le potenze europee cominciano a pagare il conto di secoli di colonialismo sfrenato. E questo è solo l’inizio…
(via colorolamente)
Massimo Fini per “Il Fatto Quotidiano” [qui l’articolo intero]
19 marzo 2011
Mi auguro che nessuno sia realmente convinto che l’attacco di USA, Francia, Gran Bretagna, Canada e Italia alla Libia non sia motivato da questioni “morali” o “ideali”. Si tratta, come in ogni decisione di politica estera, di questioni di interesse economico e politico.
In particolare qua si parla di enormi interessi economici legati la petrolio, esattamente come in Iraq. Fino ad oggi nessuno aveva l’interesse e la voglia di scatenare una guerra contro Gheddafi, nonostante fosse chiaro a tutti che si trattava e si tratta di un dittatore spietato. Nonostante questo la sua presenza non era preoccupante e per certi versi era positiva. Per l’Unione Europea (soprattutto per l’Italia) rappresentava un importante muro per arginare l’afflusso di immigrati disperati dalle zone sub-sahariane. Per la comunità internazionale era un argine nei confronti del temuto fondamentalismo islamico ma soprattutto una importante fonte di combustibili fossili da sfruttare. Fare accordi economici con un dittatore non è semplice, ma possibile.
Ora che la situazione si è smossa grazie alle ribellioni dei libici, la comunità internazionale ha preso la palla al balzo per fare fuori Gheddafi e instaurare una comoda ed economicamente proficua democrazia, con rappresentati eletti dal popolo facilmente addomesticabili a suon di denaro e promesse.
C’è però anche una ragione politica, specialmente nel caso di Francia e Italia. Sarkozy ha capito che il tema dei poveri ribelli libici massacrati dal terribile Gheddafi (grazie anche alle armi francesi) può essere sfruttato per attirare consensi in vista delle prossime elezioni. Attaccare il feroce dittatore per difendere la libertà dei ribelli è sempre un buon biglietto da visita, soprattutto quando il rischio di ritorsioni è pressoché nullo.
In Italia il governo si trova in una situazione più difficile. Il ricordo dell’accoglienza da re riservata a Gheddafi dal premier Berlusconi è ancora vivo, come è noto il sostegno di questo governo alla Libia in questi ultimi anni. In vista di possibili elezioni potrebbe essere letale essere identificati come “difensori di un feroce dittatore”. Per questo si spiega l’improvviso (ma sciocco) dietrofront del governo, ad esclusione della Lega: attaccare Gheddafi per ripulirsi la reputazione macchiata.
Il problema è che noi non siamo nella posizione della Francia. Ci troviamo a portata degli aerei libici (che riuscirebbero ad attaccarci senza darci il tempo di reagire) e siamo profondamente odiati da coloro che ci considerano come dei “traditori” (quello che siamo, visto che abbiamo sospeso il trattato di collaborazione). La scelta del governo insomma è MOLTO rischiosa, perché in caso di attacco Berlusconi sarebbe politicamente finito (e la Lega lo sa).
Si chiama MagLev Wind Turbine, e promette di rivoluzionare il settore dell’energia eolica. Una megaturbina che per funzionare sfrutta la levitazione magnetica, proprio come itreni superveloci giapponesi, ed è in grado di produrre fino ad 1 gigawatt di potenza: per fare lo stesso con i dispositivi tradizionali ci vorrebbero oltre 60 eliche. Una rivoluzione.
Le pale magnetiche sono anche economiche: costruirne una può costare fino al 75% in meno rispetto all’equivalente tradizionale, senza contare che mancando i complessi meccanismi che consentono al rotore di allinearsi con la direzione del vento viene anche considerevolmente ridotta la difficoltà di progettarle e realizzarle. E la manutenzione, che ha un costo, è di gran lunga inferiore: un apparato eolico-magnetico secondo i suoi progettisti potrebbe funzionare per 500 anni con un minimo di controlli periodici.
La nuova turbina è ancora un concept, è stata presentata all’inizio dell’estate in Cina al Wind Power Asia 2007, ma è destinata a diventare presto realtà: costruttori cinesi e statunitensisono al lavoro per realizzare quanto prima esemplari funzionanti, con potenze comprese tra 400 e 5.000 watt cadauna, tanto per cominciare. A regime, produrre un kilowatt di elettricità potrebbe costare appena 0,7 centesimi di euro.
Se uno che fino a tre giorni fa difendeva a spada tratta il nucleare ora rilascia dichiarazioni di questo tipo… bisogna davvero cominciare ad aver paura.