Wow, quanti giovani disposti a dedicare la propria esistenza alla medicina! Troppi direi. Non è che forse le motivazioni dietro queste “vocazioni” di massa sono più economiche che professionali? Chissà quanti di questi aspiranti medici e dentisti sono realmente interessati a queste professioni o più semplicemente ai benefici economici che queste possono garantire.
E’ uno strano paese il nostro. Non conta quante lauree tu abbia e quali siano realmente tue capacità/conoscenze, ma contano esclusivamente due cose: disponibilità alla subordinazione e zero ambizioni.
Non importa a nessuno investire sul capitale umano, sull’innovazione, sulla creazione di una nuova classe dirigente. Non servono menti pensanti ma servi che eseguano ordini senza metterli in dubbio, disperati alla canna del gas che scelgono di gettare nel cesso un paio di lauree per uno stipendio da fame.
L’ambizione è una macchia indelebile sul curriculum di un neolaureato. Il giovane ambizioso infatti vuole fare carriera, vuole dimostrare il proprio valore, vuole far sentire la propria voce… caratteristiche non richieste e giudicate controproducenti nella nostra cara Italia. Del resto siamo il paese delle “aziende familiari”, delle imprese che passano di padre in figlio come un titolo nobiliare (indipendentemente dalle capacità e dal merito), del “ghe pensi mi”. A che servono gli specialisti, i consulenti e i manager dove la meritocrazia non esiste?
A questo punto gradirei un po’ di coerenza. Negli annunci non chiedete una laurea dove è richiesto appena un pollice opponibile. Scrivete esplicitamente cosa cercate:
Cercasi giovane disperato, disponibile alla subordinazione e privo di qualsiasi ambizione, per impiego precario e sottopagato. Richiesta bella presenza e elevata esperienza nel leccare il culo al capo.
La riforma dell’università è passata alla Camera e passerà (molto probabilmente) anche al senato. E’ solo questione di tempo.
Manifestazioni, proteste, cortei… non sono serviti a nulla, ovviamente. Anzi, gran parte dell’opinione pubblica oggi pensa che coloro che hanno protestato contro la riforma non sono altro che “gentaglia da centro sociale”, teppisti, nullafacenti che non hanno voglia di studiare (questo è il messaggio trasmesso dalla televisione all’italiano medio). Poco o nulla sanno della riforma i cittadini medi, quelli sulle cui spalle grava il destino politico del paese.
A loro dobbiamo rendere “grazie” per tutto ciò. La colpa principale non è del ministro Gelmini, ma di chi ha democraticamente votato per gente del genere.
Un paese composto da gente del genere non merita un futuro.
I numeri parlano chiaro: siamo un paese ridicolo, un popolo senza futuro.
Non c’entrano la crisi globale, la congiuntura economica e le sparate di Tremonti. Qui si tratta di una scelta politica, una scelta politica chiara: distruggere l’istruzione pubblica.
Perchè? Non è difficile scoprirne la ragione. Un popolo privo di cultura è facile da strumentalizzare, è più sensibile al plagio continuo operato dai medi, non è avvezzo alla critica razionale ma si comporta in modo istintivo.
Rendendo la cultura elitaria, esclusiva dei pochi privilegiati in grado di permettersi finanziariamente una istruzione adeguata si chiude il cerchio, si interrompe il progresso sociale, si uccide la democrazia.
Sapete qual’è la cosa più sconvolgente? Chi veramente determina gli esiti elettorali (ovvero la massa di tele-rintronati che ora stanno pensando a chi diavolo ha ucciso Sarah Scazzi) se ne fregano di tutto ciò.
(via 3n0m15)